Sicurezza
Oggi la cerimonia al sacrario con la proiezione di filmati televisivi inediti dellepoca
50 anni fa l'eccidio di Kindu
Renata Viola
◗
Le tredici bare degli avieri italiani allineate a Leopoldville Una delle vedove ricorda: dimenticate per anni dallo Stato
3 MINUTI DI LETTURA
PISA. Solenne cerimonia oggi per ricordare i tredici caduti di Kindu, nel cinquantesimo anniversario dell'eccidio. Mezzo secolo fa, durante la prima missione di pace sotto l'egida dell'Onu, due equipaggi, a bordo di un C119, decollarono da Pisa per l'ex Congo belga con aiuti umanitari per la popolazione flagellata dalla guerra civile. Gli aviatori furono scambiati per belgi e barbaramente uccisi da un gruppo di guerriglieri nazionalisti. Le celebrazioni inizieranno alle ore 10, con la messa officiata dall'Arcivescovo di Pisa, Monsignor Giovanni Paolo Benotto, presso il Sacrario di Kindu, alla presenza del Generale di Squadra Aerea Tiziano Tosi e del comandante della 46ma Brigata Aerea, generale Aurelio Colagrande. Seguirà la deposizione di una corona d'alloro da parte del generale Tosi, ed il sorvolo dei C130J in formazione. Alle 11, nel nuovo terminal G.S.S. adiacente l'ingresso aeroportuale, verranno proiettati filmati inediti dell'epoca, recuperati dalle teche Rai: immagini che rievocano lo schieramento italiano in Congo, i telegiornali che danno l'annuncio della tragedia, fino alla consegna delle medaglie d'oro al valor militare da parte di Luigi Scalfaro. «Avevo venti anni, ero sposata da soli due mesi, quando mio marito partì per il Congo - ricorda Pina Malasoma, pisana, vedova del sergente maggiore Mamone, uno dei caduti. - Quando mi accorsi di essere incinta lui era già in missione e nel'61 non era facile restare in contatto. Vivevo in casa con i miei genitori in via San Paolo, quando il telegiornale, in maniera sommessa, diffuse la notizia dell'eccidio. Immedietamente ricevetti la visita dell'allora comandante d Brigata e del cappellano militare che, insieme ai colleghi, mi furono sempre vicini, finchè nacque mia figlia». Gli anni che seguirono furono difficili: con 14mila lire al mese di pensione non si riusciva neanche a pagare l'affitto, che ne costava 18mila. Grazie all'aiuto costante dei suoi genitori e una breve parentesi lavorativa a Lucca, la signora Pina riuscì a superare le mille difficoltà. Poi decise che era meglio veder crescere giorno per giorno la sua bambina e si congedò dall'azienda telefonica per cui lavorava. Per anni le famiglie hanno invocato invano l'interesse da parte dello Stato che pareva aver dimenticato troppo in fretta. Un parziale risarcimento per lei e le altre vedove arrivò dalla "Catena di Fraternità", una sottoscrizione tra gli utenti Rai che permise a lei e alle altre vedove di metter da parte una somma in grado di assicurare un futuro meno oscuro agli orfani di quella missione. Parte di quei proventi fu utilizzato per la costruzione del Sacrario ove accogliere le spoglie dei caduti. Il riconoscimento formale del sacrificio dei tredici aviatori avvenne solo nel 2004, con la consegna della medaglia d'oro al valore militare da parte di Luigi Scalfaro. Per quello economico bisognerà aspettare fino al 2007, quando i caduti di Kindu vennero riconosciuti come vittime del terrorismo, al pari degli sfortunati militari morti più recentemente a Nassirya.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
