Il Tirreno

Pisa

Travolti dalle tv da rottamare

Candida Virgone
Nuovi televisori in fila pronti per essere venduti
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Nuovi televisori in fila pronti per essere venduti

Geofor ritira col contagocce gli apparecchi da smaltire

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PISA. Travolti dalle tv che non riescono a smaltire, centinaia di apparecchi ammucchiati nei magazzini dei rivenditori pisani. Lo switch-off a Pisa sta facendo molte vittime fra i negozianti. Soprattutto in vista di venerdì 18 novembre.

Quando ci sarà il passaggio al digitale. Per questo sono tenuti a rilevare il vecchio dall'acquirente ed a smaltirlo loro. E i commercianti non possono servirsi della stazione pisana di via Pindemonte, riservata al pubblico, ma devono andare a Tirrenia, a quella prevista per loro, in via delle Giunchiglie. Con non più, però, di 200 chili al giorno.

Il che, se in momenti normali ha già provocato la protesta di tutti i rivenditori che si trovano a smaltire qualsiasi tipo di elettrodomestico - tv, lavatrici, frigriferi - in questo momento in cui si corre all'acquisto della nuova televisione ha sollevato una vera rivoluzione.

«Andare in via Pindemonte con non più di 200 chili - dice Rino De Paola, titolare del noto negozio di Barbaricina - vuol dire smaltire ogni volta non puù di 4-5 tv o 2 frigo, a seconda del peso. Il fatto è che dovremmo fare non so quanti viaggi a settimana per liberare i magazzini, stipati di televisori usati, anche perché lo stoccaggio all'aperto, ad esempio, è vietato.

Alcuni li prendono volentieri gli stranieri, che possono utilizzarli nei loro paesi, gli altri toccano a noi, con quel che costa».  «Il problema - aggiunge Pierluigi Longiave, altro noto negoziante - lo abbiamo fatto presente più volte, ma senza avere udienza.

Il fatto è che andare ogni giorno a Tirrenia vuol dire, solo per smaltire quattro pezzi alla volta, fare trenta chilometri e spendere in benzina e personale, perché ci vogliono almeno due persone per sollevare e stoccare gli oggetti nei recinti. Più volte abbiamo chiesto di conoscere questa legge, invano. Mettere a disposizione un'area capace di raccogliere più di 200 chili al giorno è necessario, soprattutto in momenti particolari, storici, come questi».

Ma perché questo limite nello smaltimento? «Ci atteniamo al regolamento, spiegano da Geofor, c'è una legge». Quale?: chiedono i negozianti. Da Geofor citano il decreto legislativo 151 del 2005, ma di fatto è quello che dà ai Comuni la libertà di decidere se aprire i centri di raccolta anche alla grande distribuzione. Il Comune ha deciso di no per i grandi e i piccoli che si arrangino.

Così, i centri per la grande distribuzione non sono mai stati aperti, e per i normali negozi c'è la stazione di via delle Giunchiglie. Prendere o lasciare.  «Per noi - precisa Grazia Cappelli, direttore di Media World - il pronlema non si pone neanche. Cu hanno detto che non ci sono aree per la grande distrubuzione e quindi, come tutti i grandi distributori, ci organizziamo con mezzi propri e ci serviamo di un'apposita discarica privata a Lucca, in contatto con i nostri stessi padroncini che effettuano i trasporti.

La rottamazione dell'usato fra l'altro incide in modo ridicolo sul prezzo di vendita del prodotto nuovo per il cliente, ma per il venditore ha un costo altissimo. Questi viaggi, approssimativamente, ci costano circa 50mila euro l'anno, e fortunatanente senza limti di pezzi da samltire.

Eppure la legge prevede che i Comuni predispongano apposite aree: molti Comuni del Nord lo hanno già fatto».  E a proposito di switch-off non è tutto. Molti comuni del Lungomonte, intere zone di San Giuliano, Asciano, Vecchiano, Caprona, Bientina, Cascine di Buti, con l'analogico riescono a vedere la Rai. Che ne sarà di loro con il passaggio al digitale? ALTRO SERVIZIO A PAGINA 5

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