Attenzione
L'inceneritore riapre a fine mese
C.V.
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Il termovalorizzatore di Ospedaletto Già iniziati i lavori dopo l'allarme diossine
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PISA. Entro fine mese, i primi di dicembre al massimo si prevede che l'inceneritore di Ospedaletto, chiuso per troppe emissioni di diossine su ambedue le linee negli ultimi giorni, possa riaprire i battenti. Intanto sono iniziati i lavori di manutenzione ordinaria per la revisione dell'impianto, per la sostituzione dei filtri a manica, il monitoraggio dei processi di combustione e l'aumento dei carboni attivi per il contenimento delle emessioni. «Gli sforamenti sulle diossine - precisa il presidente di Geofor, Paolo Marconcini - sono stati molto contenuti, ma bisogna capire perché in alcuni casi sia successo questo». Giovedì scorso era stata chiusa la linea due del vecchio impianto di Ospedaletto, un «nonno - secondo Marconcini - che viene mantenuto in vita con vaccini e punture». Lunedì è stata la volta della numero uno. Da allora i rifiuti vengono stoccati a Gello e poi portati a Peccioli. «Pensiamo - ha detto ancora il presidente - che il processo sia dovuto ad un diverso mix di rifiuti. Fino a poco tempo fa, l'area pisana, da cui provenivano 55mila tonnellate di rifiuti l'anno, non aveva il problema del porta a porta. Considerando le medie di Vecchiano (72%), Calci (60%), e San Giuliano (65%), possiamo attestare oggi la differenziata ben oltre il 50%. Quello conferito oggi va considerato evidentemente come un rifiuto più secco che provoca una diversa combustione. Dunque bisogna rimboccarsi le maniche subito». «Il piano interprovinciale - aggiunge Marconcini - ci dice che, entro il 2021, Ospedaletto sarà chiuso, ma se si va avanti così sarà difficile arrivare a quella data. Si impone quindi un revamping delle linee, bisogna anticipare la manutenzione ordinaria su filtri, tubazioni, griglie, forni, monitoraggio esterno. Vanno messi in agenda sedici-venti milioni di euro e vanno imposti alla comunità di ambito. A livello di Ato e piani interprovinciali dei rifiuti bisogna cominciare a considerare la questione e le tariffe. A Livorno ad esempio si prevede già una terza linea per Picchianti, di Ospedaletto si parla soltanto, ma le spese vanno messe in agenda. L'impainto ha bisogno di un investimento sostenuto, la Comunità di ambito deve occuparsene, è una riflessione che non si può rimandare». Giovedì e lunedì scorsi i dati relativi alle emissioni di diossine avevano segnalato degli sforamenti parziali: il ripetersi del fenomeno, che fra l'altro provoca no pco allarme nella popolazione, ha portato alla decisione di Geofor di chiudere prima una parte, tre giorni dopo definitivamente, il vecchio impianto dell'area industriale.
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