La manifestazione
Mammografie più sicure e precise
Gianluca Campanella
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Una delle macchine arrivate all’Usl 5: emette meno radiazioni ed è più precisaIn dotazione all'Asl 5 due nuovi apparecchi di ultima generazione
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PISA. Due mammografi digitali di ultima generazione sono operativi da giovedì scorso all'Asl 5 di Pisa: emettono meno radiazioni, consentono una diagnosi più precisa e sono meno "fastidiosi" dei modelli passati. L'Azienda sanitaria invita tutte le donne sopra i 50 anni a rispondere all'invito ricevuto a casa, per effettuare uno screening gratuito che può salvare la vita. I due strumenti, modello Amulet della Fuji Film, hanno un valore complessivo di 340mila euro, finanziato dalla Regione che sta sostituendo tutti i macchinari. Gli strumenti pisani sono in grado di eseguire 240 esposizioni al giorno e, rispetto al passato, hanno molti vantaggi: il più apprezzato dalle signore è un automatismo ergonomico che regola la giusta compressione della mammella e prevede il rilascio immediato in caso di dolore. Inoltre, la risoluzione spaziale delle immagini ottenute è un terzo più alta dei precedenti mammografi e si spinge fino a 20 pixel per millimetro; l'attrezzatura non solo evidenzia lesioni molto piccole e precoci, ma ha anche un sistema assistito per refertazione complementare: in pratica, la lettura dell'esame è sempre affidata a due medici, ma questi hanno l'ausilio di un computer che individua i possibili tumori. Infine, Amulet eroga solo il 30% di quanto previsto dalle norme di radioprotezione. A queste specifiche tecniche, l'Asl 5 aggiunge un'ulteriore premura verso le cittadine: i referti e le immagini saranno archiviati in un Ris Pacs dedicato. Fino a oggi, infatti, qualunque esame (dagli Rx agli elettocardiogrammi) era memorizzato su un supporto comune a tutte le strutture d'area per facilitare la diagnosi di un paziente, ovunque questi chiedesse una prestazione sanitaria. Si tratta del Ris Pacs, che per le mammografie sarà separato e avrà un accesso che tutela maggiormente la privacy. Le due nuove macchine saranno adoperate per il programma di screening previsto dalla Regione: tutte le cittadine, al compimento del 50º anno e con cadenza biennale, ricevono a casa una lettera d'invito per effettuare una mammografia. Nel 2010 sono state 21.118 le donne contattate nelle aree pisana, Valdera e Valdicecina; ma solo 11.052 hanno aderito. Orlando Goletti, direttore del dipartimento oncologico Usl 5, per spiegare questo dato rinuncia alla diplomazia: «È difficile far capire a chi sta bene che potrebbe fare un esame che gli dice che sta male; e, poi, c'è il pregiudizio che se una cosa è gratis, allora non è buona». Lina Mameli, responsabile della sezione di radiologia della Asl 5, aggiunge che, fra le tre aree, «in quella pisana c'è la più alta carenza di risposta»: ne dà una possibile interpretazione con «l'attività parallela svolta dall'Aoup», Azienda ospedaliero-universitaria. Eppure è indubbia l'importanza dello screening: 554 donne sono state richiamate per un approfondimento; di queste 75 hanno ricevuto il consiglio di un intervento chirurgico e, tra le operate, sono stati diagnosticati 52 casi di malignità. Ebbene, il 90% degli interventi decisi in anticipo con lo screening, permette un trattamento conservativo della mammella (senza asportazione); e quasi il 100% sono le guarigioni. Per questo Rocco Damone, direttore dell'Asl, lancia un appello: «Abbiate fiducia nella sanità pubblica. Invitiamo la popolazione a comprendere l'importanza di campagne che salvano la vita». Corollario: «Non fate mammografie fuori screening a meno che non siano consigliate da specialisti in ospedale o in consultorio. Rischiate di prendere radiazioni inutili». Nel 2010 sono stati 2.796 gli esami non programmati. Si unisce Giuseppe Cecchi, direttore della Società della salute: «C'è un percorso organico che segue i cittadini. Ascoltate noi e non i consigli di amici o di internet».
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