Il Tirreno

Pisa

Il lavoro non c'è aumentano i poveri della porta accanto

Francesco Loi
Il lavoro non c'è aumentano i poveri della porta accanto

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PISA. Meno posti di lavoro, meno soldi in tasca, più debiti, più sfratti, più richieste d'aiuto. «La situazione è drammatica, lo diciamo da anni, eppure in tanti ci accusavano di esagerare: l'impoverimento crescente è evidente». A parlare così è don Emanuele Morelli, direttore della Caritas pisana. Il suo è un osservatorio diretto, immediato. Tocca con mano disagi e disperazione causate da una crisi economica che non allenta la morsa.  E non si pensi a fasce emarginate della popolazione o ai "soliti" extracomunitari.

«La questione ormai interessa le famiglie pisane del ceto medio, che finiscono sotto la soglia di povertà», aggiunge don Morelli. La Caritas sta per presentare il suo dossier annuale. Una piccola anticipazione: ai suoi centri d'ascolto in questo 2011 si è presentato più o meno lo stesso numero di persone. «Ma chissà - prosegue - quanti sono quelli che non hanno il coraggio di venire da noi».  La perdita del posto di lavoro è la prima causa che viene individuata. Una recente indagine della Camera di Commercio, a proposito del saldo tra entrate e uscite di lavoratori dipendenti, per il 2011 prevede un -280 contro il -880 dell'anno precedente e il -2.040 del 2009.

Le assunzioni sono soprattutto stagionali o a tempo determinato, in particolare nei settori del commercio e delle costruzioni. Una ripresa che non può ancora essere sufficiente.  «E sono i pisani e gli italiani in genere a soffrire di questa situazione - spiega don Morelli - visto che gli stranieri, al di là di una povertà strutturale, se perdono il lavoro hanno più facilità a trovarne un altro, accettando con minori resistenze occupazioni meno qualificate e spesso, purtroppo, anche meno tutelate».  E' così che il potere d'acquisto, la "ricchezza" delle famiglie diminuisce. «Ma in molti casi non ci si rende conto che bisogna sapersi adeguare», dice don Morelli. In effetti, secondo un'indagine della Cgia di Mestre, i pisani difficilmente riescono a rinunciare a beni accessori.

Tra mutui per la casa, prestiti per acquisto di cellulari, elettrodomestici e altro, pagamenti a rate, tra il 2009 e il 2010 la famiglia media ha visto salire il proprio debito di 4.588 euro, ovvero di quasi 400 euro al mese.  E dai beni mobili non è troppo lungo il passo che porta a cose più essenziali, sotto appunto la soglia di povertà. «Tra settembre e ottobre scorsi ci sono stati 150 provvedimenti di sfratto, praticamente il numero totale dello scorso anno: e se la quantità di stranieri coinvolti resta stabile, significa che sono proprio i pisani ad essere più colpiti», ha già avuto modo di dire l'assessore comunale alle politiche abitative Ylenia Zambito. 

Il limite estremo si tocca con i numeri dei senza dimora. «La crisi economica - spiega la presidente della società della salute Maria Paola Ciccone - sta facendo sentire i suoi effetti anche sui cosiddetti poveri della porta accanto, se è vero che tra i circa 240 senza dimora della nostra città ci sono anche 41 toscani e 18 pisani».

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