Sicurezza
Ai "compro oro" si svendono anche i ricordi
Danilo Renzullo
Due giovani sposi: abbiamo dato via regali della comunione
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PISA. "Compro oro": si vendono preziosi, si svendono i ricordi. E più aumenta la povertà più gli affari lievitano. Dagli studenti agli anziani, dai professionisti ai pensionati, un numero sempre maggiore di persone si rivolge ai compro oro per racimolare un po' di contanti. In ogni agenzia (circa venti in città) si recano in media dieci persone al giorno. Lasciano oggetti di qualsiasi genere e peso, d'oro ma anche d'argento, platino e in alcuni casi pietre preziose. Impossibile stimare i ricavi e la quantità di merce ceduta quotidianamente. «Negli ultimi anni - dice Paoletti, titolare di Cassa Oro, una catena con dodici filiali sparse in tutta la Toscana - il prezzo dell'oro è quadruplicato e se qualcuno prima era solo tentato ora, colpa anche della crisi, non ha più esitazione a vendere». E se fino a qualche tempo fa l'oro vecchio si vendeva per investire in altri oggetti preziosi, da un paio di anni, secondo gli addetti ai lavori, si vende solo per guadagnare. Una coppia di ragazzi poco più che trentenni si avvicina all'ingresso di un piccolo "compro oro" del centro. Suonano il campanello della porta blindata. Dentro c'è un'anziana signora. C'è da attendere qualche minuto per rispettare la "privacy". In mano un cofanetto che conserva un paio di bracciali, una catenina e qualche spilla in oro. «Siamo sposati da poco - dicono tentennando -. Siamo precari e dobbiamo far fronte a molte spese». Entrano, attendono la valutazione, una breve consultazione ed escono con un rotolo di banconote in mano e il volto scuro. «Erano alcuni regali della prima comunione», dice la ragazza.
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