Il Tirreno

Pisa

Allarme Serchio: rischio esondazione

Antonio Scuglia   Marzia Ara
<b>SERCHIO</b> Lavori lungo l&#146;argine
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SERCHIO Lavori lungo l’argine

Serra, fa paura la pioggia dopo che l'incendio ha distrutto la vegetazione

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 FILETTOLE. Se le previste piogge dovessero portare una nuova piena del Serchio, si rischia la rottura dell'argine e, con essa, l'esondazione del fiume con conseguenti gravi danni a Filettole.  L'allarme non proviene da un cittadino qualsiasi ma da un'autorità in materia: il professor Maurizio Froli, responsabile scientifico del Laboratorio ufficiale per le esperienze dei materiali da costruzione al Dipartimento di Ingegneria civile (sede di Strutture).  L'ingegnere ieri ha scritto al presidente dell' autorità di bacino del fiume Serchio, il professor Raffaele Nardi.  La sua relazione è concisa quanto preoccupata: «Egregio presidente, - scrive Froli, - vorrei segnalarle che un tratto di circa 20 metri dell'argine destro del fiume Serchio, adiacente alla stazione delle idrovore in località Filettole (Comune di Vecchiano), è stato scavato per metà spessore al fine di consentire la costruzione di un muro in cemento armato e che la porzione rimossa non è ad oggi ancora stata ripristinata».  Continua l'ingegnere: «Ritengo che la forte riduzione di spessore, nonché in alcuni punti anche di altezza, dell'argine possa comprometterne la capacità di resistere alla spinta idraulica e alla azione di infiltrazione in caso di piena del Serchio, rendendo molto probabile la rottura della struttura arginale e la esondazione del fiume con conseguenti gravi danni a persone e cose della frazione di Filettole».  Froli invita quindi ad agire immediatamente per evitare gravi rischi: «Ritengo, stante anche l'allerta meteo emanata per le prossime 72 ore nella zona dell'Alta Toscana, che le parti ancora mancanti del suddetto argine debbano essere ricostruite con somma urgenza».  L'attenzione resta dunque altissima, visti gli ingenti danni provocati dall'ultima alluvione del Serchio e anche la paura per i tragici fatti della settimana scorsa in Lunigiana.  Sul lungomonte le preoccupazioni non mancano anche qualche chilometro più ad est. In Valgraziosa, a suscitare ansia è lo stato in cui sono venute a trovarsi le decine di ettari del monte pisano divorati da incendi appicati dai piromani la scorsa estate e ai primi del mese di ottobre. Si teme infatti che, in caso di forti piogge, l'acqua scenda giù a valanga perché non c'è più il freno esercitato dagli alberi con i loro apparati radicali. Il quadro è aggravato dall'assenza della vegetazione del sottobosco. La cenere delle piante bruciate, in conseguenza del calore del fuoco, in una fusione con le pietre e i residuati di carbone, ha formato una superficie levigata, una specie di smalto dove l'acqua scivola e prende forza. Nessuno a livello istituzionale si nasconde la criticità della situazione, su un piano teorico. All'indomani del rogo del 7 e 8 ottobre alcune opere di regimazione, specie in prossimità dei torrenti, sono state realizzate dagli operai del Comune, dalla Provincia, dal corpo forestale dello Stato, dalle squadre della coopertiva del lungomonte pisano. Però occorre ben altro in termini strutturali. Le scorse ore si sono moltiplicati i sopralluoghi. La conclusione è che occorre fare molto di più. Per questo è stato messo a punto un articolato piano di interventi da presentare (in alcune parti già è stato discusso) alla Regione Toscana. Da Palazzo Panciatici, a Firenze, si attende la conferma di finanziamenti adeguati per lavori indispensabili, delineati nei relativi progetti.  Intanto la gente scurta il cielo e tende l'orecchio ai notiziari perché la grande paura è palpabile specie dopo quanto successo in Lunigiana e nelle Cinque Terre dove, guarda caso, anche la si erano registrati disastrosi incendi che hanno preceduto le alluvioni. C'è ora apprensione in frazioni come La Corte, attraversata da ben quattro corsi d'acqua tra torrenti e canali: Zambra di Montemagno, Zambra dell'Alta Valgraziosa, Vallino dei Frati e Aldio. Si rende urgente controllare tra l'altro l'alveo sotto tutti i ponti, solitamente a grosso rischio per le ostruzioni che si possono creare.

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