Il Tirreno

Pisa

Transazione in atto fra una paziente di endocrinologia e l’Azienda universitaria pisana

Operazione sbagliata, chiesto risarcimento

L’interno di una sala operatoria durante l’esecuzione di un intervento
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L’interno di una sala operatoria durante l’esecuzione di un intervento

Tolsero la tiroide ma il tumore non c'era, per i periti era solo un nodulo

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 PISA. È in atto una mediazione per un risarcimento fra una paziente operata nel reparto di chirurgia endocrinologica dell'ospedale e l'Aoup, azienda ospedaliero-universitaria pisana. Una mediazione che prosegue parallela ad una prima in atto con l'ospedale di Palermo (dove vi è appena stata una sentenza in sede penale) e che se fallisse potrebbe sfociare in un'azione giudiziaria civilistica a Pisa.  Il caso riguarda una giovane paziente, che, appena ventenne, sarebbe stata operata dapprima in Sicilia, nel 2006, e poi in Toscana, nel 2007, per un presunto tumore alla tiroide, tumore che, stando al perito di parte, non ci sarebbe mai stato. Non solo. Nel primo intervento, sbagliando clamorosamente, i chirurghi siciliani avrebbero tolto il timo invece della tiroide, tolta poi a Pisa, salvo verificare, solo all'esame istologico, che di neoplasie non ce n'erano. Oggi la ragazza, che ha 28 anni, ha chiesto i danni a tutti e due gli ospedali. La vicenda in sede penale si è conclusa a Palermo, lunedì mattina, con una sentenza che ha condannato, per lesioni aggravate, a due mesi di carcere, pena sospesa, e a 15 mila euro di provvisionale, immediatamente esecutiva, l'ex primario di oncologia dell'ospedale palermitano «Maurizio Ascoli», Nicola Mezzatesta, e due suoi assistenti, Vincenzo Pecoraro e Sebastiano Costantino.  Nel 2006 alla ragazza fu diagnosticato una cancro alla tiroide. Dati diversi precedenti in famiglia di tumori simili, fu operata all'Ascoli. Ma dopo l'intervento continuava a state male e Mezzatesta la rassicurò dicendo che la tiroide era stata asportata e il caso risolto. A febbraio 2007, preoccupata, la paziente fece un ecografia e scoprì che la tiroide era ancora al suo posto, mentre le era stato asportato il timo. Dall'acquisizione della cartella clinica emerse un dato curioso: si parlava di un intervento alla tiroide, ma dall'esame istologico si capiva chiaramente che era stato asportato il timo. I medici, è emerso nel processo, pur accortisi dell'errore, avrebbero continuato a sostenere di avere fatto l'intervento giusto. La ragazza si rivolse a questo punto all'ospedale di Pisa dove a maggio del 2007 le venne tolta la tiroide. Dall'esame istologico nuovo colpo di scena: non c'erano tumori, ma solo un nodulo. Da qui la denuncia ai medici palermitani e l'inchiesta che ha portato alle tre condanne. La paziente si era costituita parte civile, assistita dall'avvocato Luigi Spinosi, e secondo il suo perito, il dottor Renato Dona, la tiroide non andava tolta. Per questo, con l'avvocato Roberto Leo, sono stati chiesti i danni anche ai medici pisani.

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