I famosi "maiali" realizzati sul Serchio
Gian Ugo Berti
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In una foto depoca, da sin. Berti, Toschi Stefanini e il generale Jucci Un ricordo per i vent'anni dalla morte di Stefanini
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VECCHIANO. Lo "spirito del Serchio" ovvero l'attività umana e professionale di un gruppo di uomini della Marina Militare, alla fine degli anni '30, nell'ideare ed allestire i cosidetti "maiali" (siluri a lenta corsa) alla foce del fiume stesso, è stato ricordato al Campo degli Eroi di Casciana Terme. L'occasione è stata la cerimonia svoltasi nel ventesimo anniversario della scomparsa di uno di loro, Gustavo Stefanini. Al Campo, una serie di 26 monumenti allestiti dal giornalista parlamentare Angiolo Berti, storiografo ufficiale della Marina Militare, una grande àncora ed una lapide rammentano ai visitatori il sacrificio di questi ardimentosi, fra cui Teseo Tesei, Elios Toschi e Gino Birindelli, contro le navi inglesi durante il secondo conflitto mondiale. Nell'incontro, sono stati letti brani del libro, "Ricordando Gustavo", scritto dallo stesso Berti e dall'onorevole Gianfranco Merli. "Al Serchio si era creata in modo vero, profondo e sincero quella banda di fratelli che costituiva un ideale dei giovani dell'Accademia Navale - scrisse Birindelli - e lì si era creato quello spirito che nessuno di noi ha mai potuto dimenticare». La lapide, inaugurata nel 1988 dagli stessi Stefanini e Toschi, riporta alcuni versi del poeta inglese Longfellow, in cui il gruppo dei mezzi d'assalto s'identificava: "Andare, morire, senza chiedere il perché".
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