Proteste
Andamento lento per l'industria pisana
◗
Tre realtà dellindustria pisana: la Piaggio la Saint-Gobain e linterno di unazienda conciaria L'accelerazione nel secondo trimestre (1,9%) non aggancia la Toscana (+3,6%) e l'Italia (+2,1%)
3 MINUTI DI LETTURA
PISA. Nel corso del secondo trimestre dell'anno la crescita produttiva dell'industria pisana (+1,9% tendenziale), pur mostrando una leggera accelerazione rispetto al trimestre precedente, non raggiunge neppure i risultati - non esaltanti - di Italia (+2,1%) e Toscana (+3,6%). Ciò significa che l'industria manifatturiera pisana evidenzia notevoli difficoltà non solo nell'agganciare il ciclo ma, soprattutto, nel recuperare quanto perso nel corso della recessione. I dati segnalano, inoltre, come la crescita registrata dalla produzione manifatturiera pisana, come già rilevato nelle passate rilevazioni, sia attribuibile alle dinamiche - positive - di moda, mobili, meccanica e piccola industria e - negative - di mezzi di trasporto, chimica, metalli e grande industria. Anche le aspettative, ancora tutto sommato positive, si fanno meno ottimistiche rispetto al passato. È questo quanto emerge dall'indagine congiunturale sull'industria manifatturiera pisana condotta dall'Ufficio Studi e Statistica della Camera di Commercio di Pisa con la collaborazione di Unioncamere Toscana. Export. Se fino allo scorso trimestre era il mercato estero a trainare l'industria pisana i dati relativi al nostro territorio - l'export provinciale è passato secondo Istat da un +13,8% ad un più contenuto +8,1% - segnalano un forte rallentamento per questa importante componente della domanda. In termini di nuovi ordinativi, infatti, sono quelli provenienti dal mercato interno a registrare una crescita (+3,4%) mentre quelli esteri avanzano di un più modesto 0,5%. Dati che, quindi, non lasciano molto spazio all'ottimismo dato che la domanda interna, a causa di una dinamica attuale e prospettica piuttosto deludente dei consumi interni, a stento potrà rappresentare un valido sostegno al nostro sistema produttivo per i mesi a venire. Occupazione. Poco incoraggianti anche i segnali provenienti dal versante occupazionale. Sebbene ad un tasso nettamente più contenuto rispetto a quelli dei trimestri precedenti, prosegue infatti la riduzione dell'occupazione industriale (-0,2% nel secondo trimestre del 2011) mentre le ore di cassa integrazione guadagni autorizzate al manifatturiero evidenziano la presenza di problemi di carattere strutturale con la componente straordinaria ed in deroga che, con quasi 1,6 milioni di ore autorizzate nel secondo trimestre, rappresenta la quasi totalità delle ore concesse. Costi. Critica anche la situazione sul versante dei costi. Nonostante il rallentamento registrato dalle materie prime, la cui crescita rimane comunque a due cifre, l'aumento dei prezzi alla produzione (+2,4%) è stato ancora molto parziale provocando contraccolpi rilevanti sui margini di profitto. Settori. I dati del secondo trimestre confermano la fase di crescita delle piccole unità manifatturiere (+3,1%) mentre più stentata appare la congiuntura della media azienda (+0,7 punti percentuali). Ancora negativa, anche se in miglioramento, la performance delle grandi unità (-0,2%). Tra i settori che "contano" si conferma la fase positiva delle calzature (+5,8% la produzione nel periodo aprile-giugno), del pelli-cuoio (+4,4%), del tessile-abbigliamento (+1,3%) e della meccanica (+10,5%). Continuano invece ad arretrare i minerali non metalliferi (-6,4%) mentre il legno-mobili (+4,6%), dopo ben 14 trimestri consecutivi di flessioni, torna a crescere. Si riduce la corsa dell'elettronica (+2,4%) ma, soprattutto, dei metalli che con un -4,5% passano addirittura in terreno negativo. Mezzi di trasporto (-0,9%) e la chimica (-3,1%) forniscono anch'essi in terreno negativo. Tra gli altri settori, dopo quattro trimestri consecutivi di segni meno, torna in positivo l'alimentare (+3,9%) mentre la chimica (-3,1%) subisce una brusca battuta d'arresto. Previsioni. Le attese degli imprenditori sul terzo trimestre si fanno meno ottimistiche. L'indicatore relativo alla produzione mostra infatti un saldo perequato "ottimisti-pessimisti" che da +12 punti percentuali scende a +10. Anche le aspettative sulla domanda estera scendono da +7 punti percentuali a +5. Migliorano, invece, le attese relative all'evoluzione della domanda interna che vede il saldo salire a +6 punti percentuali. Continuano a migliorare, pur rimanendo con il segno meno, le attese relative alla dinamica occupazionale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
