Il Tirreno

Pisa

BRACCIO DI FERRO

«Noi non ci muoviamo»

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 PISA. Confesercenti e Confcommercio lasciano la riunione in Comune sullo spostamento delle bancarelle di piazza dei Miracoli molto contrariate. I vicedirettori Giulio Garzella e Elisabetta Ficeli parlano con i rappresentanti degli operatori e ribadiscono la posizione: «da lì non ci trasferiamo». Poi spiegano i motivi dell'ennesimo scontro con l'amministrazione comunale: «Riteniamo irricevibili le proposte di spostamento delle bancarelle formulate, nella riunione, dal vicesindaco Paolo Ghezzi e dall'assessore al commercio Giuseppe Forte - affermano Garzella e Ficeli - e estremamente offensive nei confronti degli ambulanti del Duomo. Le paventate collocazioni nel parcheggio di via Pietrasantina, piuttosto che nell'ex deposito Sita, corrispondono alla morte economica certa di queste attività».  Confesercenti e Confcommercio contestano anche l'ipotesi del Comune di non far passare il provvedimento di trasferimento dal consiglio comunale. Ancora i due vicedirettori: «Siamo convinti che questa vicenda, codice regionale del commercio alla mano, comporti necessariamente un passaggio in consiglio comunale e non possa essere liquidata semplicemente con una eventuale ordinanza del sindaco o con una delibera di giunta».  Associazioni che, infine, contestano le dimensioni del cantiere e l'impossibilità di spostamento delle bancarelle qualche metro verso il prato. «I nostri consulenti garantiscono che lo spostamento temporaneo di qualche metro delle bancarelle sia possibile. Inoltre, in assenza di un dettagliato piano di sicurezza del cantiere, vorremmo avere delle motivate giustificazioni sul fatto che il cantiere stesso debba essere largo addirittura 7 metri. Ad oggi - concludono Garzella e Ficeli -, i nostri tecnici non vedono ragioni di carattere pratico-strumentale valide a giustificare una simile e inedita ampiezza del cantiere per un simile intervento. Invitiamo, quindi, l'amministrazione comunale a svolgere il proprio compito di governare la città con responsabilità e consapevolezza, senza nascondersi dietro il comodo paravento della Soprintendenza regionale e tenendo conto delle vitali necessità e delle proposte di tutti i soggetti, coinvolte, loro malgrado, in questa vicenda».

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