Il Tirreno

Pisa

Il Comune di Lucca chiede un ricco rimborso a chi contesta le multe dal giudice e perde

Pisa, niente "tassa" sui ricorsi

Antonio Scuglia
Un vigile eleva un verbale per sosta vietata
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Un vigile eleva un verbale per sosta vietata

L'assessore Viale: «Procedura corretta, ma noi non la usiamo»

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PISA. C'è già chi è andato, preoccupato, alla cancelleria del giudice di pace in via Palestro: «Ma è vero che devo pagare 86 euro in più?». La presunta sovrattassa riguarda i ricorsi contro le multe. Per fortuna non è così a Pisa, o almeno non lo è ancora. Oltre Foro invece è così. Una delibera (285/2011) della giunta comunale lucchese indica questa cifra, 86 euro appunto, come rimborso spese da chiedere in sede di contenzioso ai cittadini che fanno ricorso contro una multa e perdono.  La notula di rimborso spese sarà d'ora in avanti allegata a ogni ricorso presentato al giudice di pace. E a pagarla sarà l'automobilista ricorrente in caso di rigetto del ricorso (se la multa verrà riconosciuta valida dal giudice dovrà pagare il suo importo più gli 86 euro). Se il giudice invece darà ragione all'automobilista, allora il costo delle spese per il personale, il carburante e la cancelleria sarà a carico del comando dei vigili. Che in questo caso, ovviamente, non incasserà nemmeno il corrispettivo della multa (perché annullata).  Lo scopo sembra abbastanza chiaro: disincentivare il cittadino, facendogli sapere che se perde non ci rimette solo i 38 euro del contributo unificato (necessari per fare ricorso) ma anche il "carico da dieci" della sovrattassa.  E a Pisa? «Non abbiamo una delibera del genere», rassicura l'assessore Giovanni Viale. Che però spiega: «L'iniziativa del Comune di Lucca è regolare. I soldi che un'amministrazione comunale impiega per presentarsi in giudizio davanti alle richieste di annullamento delle sanzioni sono soldi del cittadino, inviare un vigile dal giudice dipace ha un costo orario e distoglie lo stesso agente da altre attività».  Secondo l'assessore, «in realtà per chiedere il rimborso non ci vorrebbe neanche una delibera ad hoc. Il discorso non è molto diverso riguardo alla cause comuni, in cui dobbiamo difenderci tramite un avvocato: è una spesa per l'erario, se il giudice decide che il ricorrente ha torto può decidere anche di fare pagare le spese al ricorrente. Tutto qui».  Al momento però il Comune non sembra intenzionato a varare un provvedimento che, seppure legittimo e formalmente corretto, potrebbe suonare come un ricatto ai cittadini, soprattutto quelli meno abbianti: dopotutto l'esperienza mostra che in tutti i casi in cui il ricorso di un automobilista si dimostri avventato e non sorretto quantomeno dalla buona fede, il giudice di pace non è tenero con lui.  Molto più duro il giudizio delle associazioni dei consumatori. Afferma Andrea Mion, presidente dell'Atdc: «Se il contributo unificato introdotto dal governo nel gennaio 2010 è servito da deterrente per i cittadino che si sentiva vittima di un'ingiustuzia a far valere i propri diritti davanti al giudice di pace, questa ulteriore tassa comunale aggraverà il carico sul popolo in crisi. L'utente, dall'entrata in vigore della tassa del contributo unificato, ha avuto maggiori remore nel tutelare i propri diritti, causa la tassa ed in altri (sempre più frequenti) casi vista la fortisssima crisi economica la mancaza materiale dei 37 euro da pagare. In un momento di così forte crisi le istituzioni dovrebbero fare da guida ed aiuto sociale alle classi medio abbienti, non caricare nuovi balzelli».

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