Italia
Vicino a quei binari lo spaccio di droga
Candida Virgone
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Due immagini della tragedia lungo la ferrovia Tragedia di Migliarino, si indaga sul perché fossero lì la donna e l'uomo travolti dal treno
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PISA. Forse siamo stati la Cassandra di turno, ma, che nel transito notturno di gente lungo la ferrovia a Migliarino potesse scapparci il morto, il Tirreno lo aveva scritto un mese fa. Intorno alla tragedia avvenuta lunedì sera, con la morte di una pisana, Sabrina Favati, 45 anni, e il ferimento di un ventenne tunisino, c'è un brutto sospetto. Il sospetto che l'episodio si inquadri nel traffico di droga che si snoda da Torre del Lago a Vecchiano, passando per la Bufalina - recente teatro di inseguimenti, sparatorie, pestaggi, arresti e due tentati omicidi - e la ferrovia che costeggia l'Aurelia. La ricostruzione fatta dagli inquirenti - indaga la polizia ferroviaria - non trascura le attività notturne della zona. La donna rimasta uccisa potrebbe essere andata sul posto per comprare qualcosa e il giovane straniero ferito nel terribile impatto col treno potrebbe essere un venditore, anche se non è stato trovato nulla. Forse i due, camminando lungo la ferrovia che costeggia l'Aurelia, si stavano spostando verso un punto in cui sarebbe stata nascosta la sostanza stupefacente. Fatto sta che sono stati sorpresi dall'arrivo del treno che dalla Spezia va a Pisa. Presumibilmente il ragazzo camminava davanti, mentre Sabrina, che aveva parcheggiato il suo scooter poco lontano, all'uscita dell'autostrada, davanti al distributore della Shell, lo seguiva, con il casco in testa. Questo potrebbe spiegare il fatto che non si sia accorta in tempo dell'arrivo del treno alle sue spalle. Il predellino che serve ai macchinisti per salire sul treno l'ha colpita alla schiena uccidendola sul colpo e poi falciando come un birillo il ventenne, ora ricoverato in condizioni gravissime al reparto di chirurgia d'urgenza di Cisanello e per il quale i medici temono la necessità di amputare ambedue le gambe. I macchinisti hanno scorto solo all'ultimo momento, nel buio, due sagome camminare vicino ai binari e hanno azionato la frenata rapida: ma non è servito, come ha chiarito l'urto successivo, terribile. Il treno si è bloccato 500 metri più avanti dell'impatto e i ferrovieri, choccati, hanno dato l'allarme. Non lontano da loro, sul binario accanto, quello che corre più interno, vicino alla pineta, avvisato dell'allarme in atto, si è fermato pochi minuti dopo il treno che da Pisa è diretto al nord. Sono stati i macchinisti di quest'ultimo convoglio, più vicini al luogo dell'impatto, a sentire i gemiti e i lamenti strazianti del ferito e a guidare i soccorritori fino al punto esatto in cui giacevano i due corpi, nella scarpata. Per la donna, a terra con la schiena spezzata, non c'era più niente da fare. Il ragazzo, per quanto in condizioni disperate e con traumi gravissimi alle gambe, dava ancora segni di vita. È stato identificato ieri pomeriggio in ospedale da un cugino. Il sospetto è che sul posto con i due ci fosse qualcun altro sparito all'arrivo della Polfer. «Conosciamo la situazione di quella zona - commenta spiega il questore, Raffaele Micillo - e per questo la sottoponiamo a controlli periodici. Da tempo nei nostri programmi, prima ancora dell'incidente, c'è la necessità di incrementare la sorveglianza». Lo spaccio lungo i binari sarebbe scelto proprio perché dà maggiori opportunità di sfuggire a inseguimenti e controlli delle forze dell'ordine. Un espediente che ovviamente espone a tanti pericoli e la tragedia che si è consumata lunedì sera ne è la prova tangibile.
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