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Pisa

Accusato di usura, si difende: «Vivo come un disgraziato»

Il palazzo di giustizia
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Il palazzo di giustizia

L'imprenditore Antonio Giusti ha deposto ieri in tribunale davanti ai giudici

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 PISA. «Vivo come un disgraziato, sono un operaio»: ha risposto al suo avvocato che gli chiedeva se avesse un tenore di vita lussuoso. E poi, rivolto alla pubblica accusa, il dottor Giovani Porpora, ha aggiunto: «Mi creda signor pm, sarebbe stato meglio se avessi pensato meno al lavoro, ma non so stare fermo. Ho sempre lavorato e vissuto modestamente. Ho avuto due macchine in tutta la mia vita, non spendo mai nulla». Si è difeso così ieri mattina, in tribunale, davanti al secondo collegio, Antonio Giusti, 71 anni, originario di Fabbriche di Vallico, in provincia di Lucca, notissimo imprenditore di Pontasserchio, arrestato un anno e mezzo fa con l'accusa di usura ed estorsione (21 i capi di imputazione).  Ai giudici che glielo chiedevano ha spiegato come non sapesse che gli interessi che applicava ai prestiti fatti a chi si rivolgeva a lui, passata una certa soglia, potessero considerarsi usurari. Si parla di creste dal 20 al 30% sulla somma prestata. «La materia - spiega il suo legale, l'avvocato Arnaldo Massei - è stata regolamentata da una nuova legge intervenuta negli anni '90». Quinta elementare, un passato di taglialegna, carbonaio, alimentarista fino al salto nell'impresa con un negozio di arredamento nel Lungomonte e una società edile, verso self made man, grande fiuto negli affari, un patrimonio (circa 80 immobili tra Pisa, Ponsacco, Calci, Cascina, Vecchiano e l'Elba) che non compare nelle denunce dei redditi, stimato dalla guardia di finanza in 50 milioni di euro, dai suoi commercialisti in poco più della metà, Giusti avrebbe accumulato tanta ricchezza anche acquistando alle aste e reinvestendo in varie società e conducendo la stessa vita di quando era operaio, senza spendere una lira. A denunciarlo, due anni fa, cinque presunte vittime di usura ed estorsione: si parla di prestisti, cambiali, sottoscrizioni di compromessi per la cessione di abitazioni che in caso di insolvenza sarebbero finite nelle sue mani. A casa sua furono sequestrati titoli di credito, cambiali, contanti, scritture private e promesse di pagamento. Il processo, ieri alla quinta udienza, è stato aggiornato a ottobre. Assolto dall'estorsione e da 11 episodi di usura e condannato per altri 6 il suo uomo di fiducia, il ragionier Andrea Mazzocchi, giudicato a giugno in abbreviato. C.V.

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