Sicurezza
Oggi in tribunale la verità di Antonio Giusti, il mobiliere di Pontasserchio finito in carcere un anno fa
Usura, imprenditore davanti ai giudici
Candida Virgone
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Uno dei beni di Giusti a Pontasserchio un agriturismo La guardia di finanza gli ha sequestrato beni e immobili per 50 milioni di euro
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PISA. Compare oggi sul banco degli imputati Antonio Giusti, l'imprenditore di Pontasserchio che deve rispondere di 21 capi di accusa per usura ed estorsione. La sua verità la racconterà davanti al secondo collegio (Luca Salutini, Donato D'Auria e Leonardo Degl'Innocenti). La pubblica accusa in questo dibattimento, oggi alla sua quarta udienza, è rappresentata dal pm Giovanni Porpora. Questa mattina è in programma il completamento della fase istruttoria e dell'ascolto dei testi dell'accusa, al termine del quale avverrà, se non ci saranno altri impedimenti, l'esame dell'imputato. L'udienza è già aggiornata da calenadrio ai primi del prossimo mese. Oggi all'imprenditore, difeso dall'avvocato Arnaldo Massei, sarà offerta l'occasione di raccontare la sua verità. Settantuno anni, originario di Fabbriche di Vallico, in Lucchesia, ma da anni residente a Pontasserchio, in via Che Guerava, Giusti nella stessa strada ha da anni un noto megozio di arredamento ed elettrodomestici e una piccola società edile, una Srl. In carcere era finito un anno e mezzo fa, accusato da cinque sue presunte vittime. Le chiacchiere sulle origine del suo patrimonio - la finanza parla di immobili per 50 milioni di euro, finiti sotto sequestro e di cui ci sarebbe poca traccia nelle denunce dei redditi - andavano avanti da anni, ma senza riscontri obiettivi, trovati però dalla procura. Secondo il racconto delle presunte vittime, l'imprenditore avrebbe dato danaro con tassi di interesse che variavano, a seconda dei casi, dal 30% addirittura all'80%: a volte erano prestiti, altre cambiali, altre ancora sottoscrizioni di compromessi per la vendita della casa del malcapitato di turno. Ed in qualche caso, di fronte all'insolvenza, il bene sarebbe finito nelle mani di Giusti. Alcuni avrebbero pagato, altri, che avevano già versato prestito e interessi dovuti, non facendocela più avevano deciso di rivolgersi alla polizia giudiziaria. Cinque in pochi mesi, l'uno all'insaputa degli altri. Assolto dall'estorsione e da sei episodi di usura e condannato per altri undici il suo uomo di fiducia, il ragionier Andrea Mazzocchi, giudicato a giugno in abbreviato.
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