Toscana
«Il corvo? Falsità e fango gettato sul nostro lavoro»
Giovanni Parlato
Parla l'ispettore dei vigili urbani che ha scritto una lettera aperta all'anonimo collega
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PISA. «Ho letto quella lettera anonima e sono rimasto basito», afferma l'ispettore Gabriele Casella che non ci ha pensato su due volte a scrivere al corvo e ad affiggere la sua opinione nella bacheca del comando della polizia municipale. E nel giro di poco tempo, la lettera al corvo scritta da Casella riportava in calce la firma della maggior parte dei colleghi. L'ispettore aveva così intercettato il sentimento dei colleghi infuriati, un moto spontaneo di ribellione. «Si fa nome e cognome di un collega, ci si nasconde dietro l'anonimato, si scrivono accuse non vere e si getta fango sul nostro lavoro. Tutto questo insieme di cose non l'ho proprio digerito e così ho pensato di scrivere una lettera aperta al corvo in modo che sapesse come la penso», afferma l'ispettore Casella che dopo la firma alla lettera aveva scritto: «ognuno può sottoscrivere» tirandosi dietro gran parte dei colleghi. «Io non mi permetterei mai di tirare in ballo dei colleghi indicandoli con nome e cognome per denigrarli - continua Casella - piuttosto ci si confronta, ci si guarda negli occhi, si può anche alzare la voce, ma poi ci si chiarisce. Così funziona in ogni ambiente civile. E poi, ci sono i sindacati, siamo rappresentati, non siamo mica sotto una dittatura!». Nella lettera aperta al corvo, l'ispettore Casella invita il collega ad andare via, a lasciare il Corpo della polizia municipale. «Sapere che all'interno c'è qualcuno che scrive lettere anonime non ti fa stare tranquillo. Con un collega con cui dividi il turno e lavori sei ore insieme, capita anche di confidarsi. E pensare che potrei dividere il mio turno con questo collega non mi piace affatto». Un pensiero, quello di Casella, condiviso dalla maggior parte dei vigili, mentre il comandante Massimo Bortoluzzi afferma: «Sulla regolarità amministrativa garantisco io in prima persona».
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