Il Tirreno

Pisa

I vigili al corvo: vattene via

Giovanni Parlato
La stazione mobile dei vigili in Piazza dei Miracoli
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La stazione mobile dei vigili in Piazza dei Miracoli

In bacheca una contro-lettera firmata da oltre quaranta colleghi

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 PISA. La lettera del corvo che spara sull'organizzazione del lavoro all'interno della polizia municipale e su presunte scorrettezze, non è piaciuta a gran parte del personale che lo invita a raccogliere le sue cose e lasciare il corpo. «Abbi almeno il coraggio di andartene. È il minimo, ma non ci va di lavorare con te!», è la conclusione.  È stato un ispettore a sedersi al computer e decidere di scrivere una lettera aperta al corvo lasciando libertà a ognuno di sottoscriverla. In breve tempo, la lettera - affissa alla bacheca del comando - è stata circondata da oltre quaranta firme di colleghi.  È stata una reazione spontanea alla velenosa missiva che qualcuno ha inviato al sindaco, al direttore generale del Comune, assessori e consiglieri comunali. Poiché è stata inviata anche al comandante e ai due vice, il contenuto della lettera anonima è stato letto dal personale. Quanto è stato scritto non è piaciuto a gran parte dei colleghi che hanno voluto esternare il loro totale dissenso sia per quanto riguarda la forma che la sostanza scelte dal collega anonimo.  La lettera in bacheca e con in calce le firme in ogni spazio bianco ha un titolo: "Al corvo". Quindi, l'ispettore si riferisce a lui dandogli direttamente del tu: «Mi dispiace utilizzare il nome di un animale nobile ed elegante per definirti. Piuttosto, pensando a te, mi vengono in mente quegli insetti neri...». Tralasciando altri paragoni, nella lettera quel che fa male è che chi ha scritto e inviato le lettere anonime a palazzo Gambacorti possa essere quasi sicuramente un vigile: «Mi fa male pensare che sei uno di noi, uno del "Corpo di Polizia Municipale di Pisa", uno con il quale potrei trovarmi a lavorare, a condividere sei ore ogni giorno».  Quindi, nella lettera - dopo il primo sfogo - si passa ad un tono più ponederato e critico: «Certo, tutto è perfettibile, le persone stesse non sono perfette e io stesso, alcune volte, non mi trovo in totale sintonia, ma descrivere ad altri il nostro lavoro come un'associazione pseudo mafiosa che cura gli interessi solo di alcuni, copre atteggiamenti assimilabili a reati con ricatti, ritorsioni e dispetti, atti di nepotismo. Questo è un atteggiamento vile tanto più se fatto verso l'esterno e in maniera anonima senza seguire la normale procedura di ogni ambito lavorativo civile (informare i superiori, i sindacati...).»  Nella lettera aperta al corvo, non si comprende quale sia lo scopo ultimo: «Francamente non capisco il fine di questa tua trovata, non capisco quale giovamento la tua iniziativa potrà portare a tutti noi o a te stesso. Penso, peraltro, che la tua lettera non potrà che portare danneggiamento nei rapporti con l'amministrazione e deterioramento dei rapporti interni tra colleghi. Te cosa ci guadagni?».  E quindi il finale: «A nome anche di molti colleghi ti faccio un invito: dato che dubito che ti rivelerai, visto il tuo animo vile, nel caso tu faccia parte del "Corpo di Polizia Municipale di Pisa" abbi almeno il coraggio di andartene. È il minimo, ma non ci va di lavorare con te!».

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