Finanza
E Garibaldi non pagò il conto
G.C.
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La targa in lungarno Pacinotti che ricorda la permanenza di Garibaldi con la durata sbagliata Lo rivela la guida che sarà regalata al presidente
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PISA. Chissà se farà piacere al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sapere che Garibaldi (forse) non pagò il conto dell'hotel. Infatti, tra le iniziative legate alla riapertura della Domus Mazziniana il prossimo 20 ottobre, c'è la pubblicazione di una nuova guida "a tema" di Pisa, che sarà consegnata al Capo dello Stato: un itinerario risorgimentale che percorre la città dal monumento a Vittorio Emanuele II, in zona stazione, fino al busto di Cavour, nel camposanto monumentale; passando per le piazze Mazzini e Garibaldi. In quest'ultima il generale soggiornò durante la convalescenza per la ferita alla gamba in Aspromonte. Ebbene, il libretto è ricco di aneddoti, tra cui la possibile spiegazione di un mistero: Garibaldi arrivò in navicello l'8 novembre e, per i successivi 36 giorni del soggiorno pisano, giacque immobilizzato a letto nell'albergo delle Tre Donzelle, antica locanda-torre molto amata dai turisti stranieri. Perchè la targa commemorativa recita: «A perenne memoria che dall'8 novembre al 14 dicembre 1862 qui dimorò Giuseppe Garibaldi»? Tutti sanno che l'Eroe dei due Mondi ripartì sei giorni dopo: lo ricorda il diario di uno dei medici che lo assisteva: «20 dicembre - ore 2 a.m. Si parte per Caprera, scegliendo la via dell'Arno per portarci a Livorno». Continuiamo a leggere la targa: «Ferito ad Aspromonte ma più che di se stesso pensoso d'Italia e del compimento delle sue sorti». Ecco, talmente preso a «fare l'Italia e gli italiani» da "dimenticare" quelle vili cose terrene come il denaro. Al capezzale del generale c'era un nutrito esercito di medici e fedelissimi: persone da sfamare e nemmeno astemie. Dopo il delicato e trionfale intervento di estrazione del proiettile, l'oste deve aver pensato che fosse arrivato il momento di presentare il conto: indelicatezza che fu accolta con disappunto. Le spiegazione "buonista", allora, è quella di un errore irrimediabile dello scalpellino: i refusi esistono anche sul marmo. I maliziosi, invece, indicano nel 14 dicembre la volontà di ricordare nella targa la data di arrivo del conto: giorno in cui l'indignazione per l'affronto convinse Garibaldi a lasciare Pisa. Lentamente. A tutela dell'onorabilità della prestigiosa figura, va detto che nessuno è in grado di stabilire se alla fine il conto sia stato pagato o no.
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