Il Tirreno

Pisa

Non pagati gli straordinari dell'alluvione

La piena del fiume Serchio nell’inverno del 2009
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La piena del fiume Serchio nell’inverno del 2009

I dipendenti della prefettura: li aspettiamo da venti mesi

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 PISA. Una volta essere dipendenti dello Stato era sinonimo di sicurezza. Se non altro perché il pagamento degli stipendi, straordinari compresi, era garantito e puntuale.  Ora i tempi sono cambiati e accade che un gruppo di dipendenti della prefettura di Pisa siano costretti a protestare perché da venti mesi aspettano il pagamento di straordinari prestati nelle drammatiche giornate dell'alluvione del Serchio.  «Siamo un gruppo di dipendenti della prefettura di Pisa che, in occasione dell'esondazione del fiume Serchio avvenuta la notte di Natale del 2009, sono stati chiamati, insieme ad altri componenti del sistema di protezione civile, a prestare servizio per il supporto alle operazioni di soccorso alla popolazione - scrivono -. Lasciate le nostre case e i nostri familiari nel momento più significativo dell'anno, siamo stati impegnati fianco a fianco con polizia, carabinieri, guardia di finanza, vigili del fuoco, personale degli enti locali e volontari nelle necessarie operazioni di soccorso sotto il coordinamento del dipartimento nazionale della protezione civile».  «Ebbene - denunciano i lavoratori - a distanza di oltre venti mesi dal nostro coinvolgimento ancora non abbiamo avuto, oltre a nessun riconoscimento di carattere simbolico, neanche il pagamento delle ore di lavoro straordinario a suo tempo effettuato. A oggi, dunque, nessuna istituzione, nonostante interventi sia da parte dei singoli lavoratori che da parte delle loro rappresentanze sindacali, è riuscita a sbloccare una situazione veramente paradossale».  «Analoghe vicissitudini - sottolineano i dipendenti della prefettura - stanno vivendo altri colleghi impegnati in altri gangli vitali dell'amministrazione che aspettano ancora dal 2009 il pagamento di istituti come la reperibilità, il fondo di produttività o il lavoro straordinario effettuato per il servizio immigrazione».  «Di fronte a questa e ad altre situazioni simili esistenti in tutti gli uffici pubblici, sentirsi ancora additati come fannulloni e beneficiari di privilegi sinceramente fa molto arrabbiare. Infatti, è dall'impegno personale di ognuno di noi nei vari posti di lavoro che si trova a occupare all'interno della pubblica amministrazione che la macchina amministrativa, pur con le sue disfunzioni, continua nonostante tutto a funzionare e a fornire servizi indispensabili alla collettività».  «Per questi motivi - concludono i lavoratori - in un momento di crisi generale ci sentiamo di andare a testa alta e riteniamo di rinviare al mittente le gratuite e contumelie che quotidianamente riceviamo, invitando nel contempo i cittadini a voler venire presso i nostri uffici per verificare le condizioni di lavoro in cui ci troviamo a operare».

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