La manifestazione
«Mamma scusami, ma non ne posso più»
Candida Virgone
In cinque lettere indirizzate alla madre Bernardo spiega il perché del suo terribile gesto
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PISA. «Scusa mamma, ma non ce la faccio più». È una delle frasi contenute nelle cinque lettere che Bernardo Bandettini ha scritto alla madre. L'odontoiatra che martedì sera ha ucciso il padre e si è ucciso, prima della tragedia che ha spazzato via la sua vita e quella di chi gli l'ha donata, aveva lasciato quelle missive indirizzate a Carla Pratelli in una busta aperta adagiata sul suo letto. La signora le ha consegnate agli inquirenti senza aprirle. Bernardo viveva al piano terra di un palazzo, in via Lavagna, sotto l'appartamento della madre. Nelle lettere, che oggi per alcuni versi appaiono quasi un delirio, scritte non a caso quando il padre era in Romania con la compagna, lui parla di quello che gli accadeva, dei suoi sentimenti, delle sue amarezze e cerca di legittimare un gesto così crudele verso sé stesso e verso quel papà pure tanto amato. Potrebbe essere stata proprio l'assenza di Maurizio ad aver fatto precipitare lo stato di prostrazione in cui il professionista si trovava. Una prima lettera porta la data di fine agosto, altre risalgono ai primi di settembre, una a venerdì scorso. In quei giorni in cui il padre non c'era, chissà quali pensieri erano balenati nella mente di Bernardo, che pure nelle ultime ore era apparso a tutti un po' provato, ma comunque lo stesso di sempre. Da anni, da quando era molto giovane, combatteva con una terribile malattia degenerativa. Il primo episodio era avvenuto a 25 anni, poi in tempi più recenti c'era stata una recrudescenza del male. Bernardo, medico, sapeva di certo cosa lo aspettava, conosceva il suo futuro. O meglio, qualcuno sospetta giustamente, forse lo ha avvicinato alla morte proprio la mancanza di prospettive del domani. «Col padre - dicono i parenti - ci saranno anche stati dissidi. E chi non li ha? Ma Maurizio, come ha fatto anche la madre, gli aveva intestato quasi tutto il suo patrimonio, non aveva occhi che per lui. Cercava di coinvolgerlo in tutte le iniziative che faceva. Se avessero avuto rapporti cattivi, a 75 anni, sarebbe andato ad un appuntamento con lui appena rientrato dopo un viaggio di ore dalla Romania? Avrebbe insistito, come in effetti ha fatto, per rimandare. Invece ha ceduto subito, perché quel figlio lo amava sopra ogni cosa». Un appuntamento fatale. Chissà? Forse se Maurizio avesse rimandato, Bernardo ci avrebbe ripensato e il mattino dopo tutto sarebbe apparso più chiato, perché la sera, si sa, fa venire pensieri malinconici. Negli ultimi mesi era apparso a tutti molto sciupato, dimagrito, quasi l'ombra di quel che era. Alto, fisico atletico, avvenente, sembrava sfinito, ma non aveva tradito sentimenti di stanchezza mentale tali da far pensare a propositi così crudi. Propositi comunque pianificati a lungo e con fredda determinazione, se il pensiero di quel gesto gli sfiorava la mente sin da fine agosto. Parole disperate le sue, in cui ha cercato di legittimare una scelta che affonda le sue radici nei canoni della tragedia classica. Amore e morte secondo un copione antico in cui è il sangue a scrivere la parola fine ad un dolore troppo forte per sopravvivergli, sceso nel cuore goccia a goccia, distillato giorno dopo giorno.
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