Trasporti
Emergency: Azzarà sta bene
Ancora prigioniero il giovane rapito nel Darfur
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PISA. «Una settimana fa abbiamo avuto un contatto diretto con Francesco. Ci ha detto che sta bene, per quanto possibile nella situazione in cui si trova. Mangia, beve e tiene duro». La buona notizia sulla sorte di Francesco Azzarà, 34 anni, già studente a Pisa, operatore umanitario di Emergency rapito nella regione sudanese del Darfur, arriva dalla presidente dell'organizzazione, Cecilia Strada, a un mese esatto dal sequestro. La figlia di Gino Strada è stata ascoltata ieri dalla Commissione straordinaria diritti umani del Senato, presieduta da Pietro Marcenaro (Pd). Già mercoledì della scorsa settimana l'organizzazione umanitaria, che fornisce cure mediche e chirurgiche gratuite a milioni di persone nelle regioni del mondo più disagiate e colpite da conflitti, aveva reso noto di aver saputo che Francesco Azzarà sta bene. Poi, due giorni dopo, la notizia di una sparatoria in Darfur nella quale sembrava coinvolto anche l'operatore ha gettato nel panico familiari e colleghi. «Ci ha tolto cinque anni di vita», ha detto Cecilia Strada. Ieri la notizia del contatto diretto, che ha subito rinfrancato la famiglia del giovane. Azzarà, calabrese, è stato rapito da uomini armati il 14 agosto a Nyala, capitale del Darfur, sulla strada dell'aeroporto. «Non c'è stato alcun comportamento a rischio - ha ribadito Strada nel corso dell'audizione - noi abbiamo sempre rifiutato le scorte armate, perché pensiamo che la migliore sicurezza sia il nostro lavoro, quello che facciamo per la gente. Dal giorno del rapimento non abbiamo più ricevuto notizie, né alcuna rivendicazione. Mercoledì, finalmente, la certezza che Francesco è in buone condizioni. Continuiamo a lavorare con le autorità sudanesi e italiane per ottenere la sua liberazione, e continuiamo a essere fiduciosi, ma più i giorni passano più la situazione diventa pesante».
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