Il Tirreno

Pisa

Festa con arresto, deciso il processo

Candida Virgone
Sit-in degli amici in tribunale a luglio
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Sit-in degli amici in tribunale a luglio

A dicembre in aula il normalista accusato di lesioni ai carabinieri

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 PISA. Rinviato a giudizio Dario Buttazzo, 25 anni, borsista di fisica alla Normale, finito in carcere il 10 luglio scorso dopo una bagarre scoppiata un sabato notte in via Consoli del Mare, dove polizia e carabinieri erano stati chiamati ad arginare le pressioni di un gruppo di studenti che voleva imbucarsi ad una festa in corso nella prestigiosa scuola.  La richiesta di giudizio immediato davanti al tribunale collegiale, scelta dal pm inquirente, Antonio Giaconi, al posto della direttissima, era partita a fine luglio. Su questa il gip Giuseppina Garreffa si è pronunciata venerdì scorso fissando il dibattimento a metà dicembre davanti al secondo collegio: Luca Salutini, Donato D'Auria, Leonardo Degl'Innocenti. Cinque i capi d'accusa contestati al normalista, incensurato, su sei articoli del codice penale, 414 (comma 1), 56, 494, 651, 582 e 337: istigazione a commettere reato, tentata sostutuzione di persona, omesse generalità a pubblico ufficiale, lesioni, e resistenza a pubblico ufficiale.  A confronto in questo dibattimento due versioni diversissime dei fatti, quella delle forze dell'ordine e quella del gruppo di studenti presenti quella notte in via Consoli del Mare. Chiamate dalla sorveglianza per un gruppetto che pressava alla porta dello stabile in cui c'era la festa, tre pattuglie (una dei carabinieri e due della polizia, 6 uomini in tutto) si sarebbero trovate di fronte una quarantina di persone che dicevano di avere i pass per entrare, ma i cui nomi non sarebbero stati in lista. Le forze dell'ordine raccontano di essere state accerchiate e ostacolate nella loro opera, in via Consoli del Mare, a spintoni, rifiuti di identificazione, gente che saliva in auto o metteva cassonetti davanti alle macchine, con danneggiamenti nel sit-in successivo sotto la caserma. I ragazzi, che hanno consegnato alcuni filmati all'avvocato di Dario, Giulia Padovani, hanno parlato di un clima di intimidazione instaurato da subito e proseguito sotto la caserma, anche con il rifiuto di soccorsi al loro amico ferito.  Secondo i carabinieri il ragazzo, che nella colluttazione avrebbe morso un militare, si era presentato dicendo di essere un avvocato, non volendo fornire il proprio nome e invitando gli altri a fare altrettanto. Dario ha sempre negato di aver spintonato qualcuno e di aver opposto resistenza. «Non ho mai detto di essere un avvocato - ha aggiunto - ma ho detto che conosco i miei diritti e che ho letto la legge. Non ricordo il morso, ma dopo che sono stato afferrato e portato in auto è successo di tutto».  Il ragazzo è ancora sottoposto alla misura dell'obbligo di firma due volte alla settimana proprio dai carabinieri: secondo il gip che l'ha emesso, Pietro Murano, «un atto educativo nella rilevazione di un difetto di relazione con l'ordine pubblico». E non è finita qui. La vicenda avrà strascichi. Diverse sono infatti le denunce già scattate per i fatti successivi all'arresto, relativi in particolare al sit-in notturno sotto la caserma dei carabinieri, in via Cavour, a carico degli studenti giunti in difesa del normalista.

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