Finanza
Emergency: "Abbiamo sentito Azzarà, sta bene"
A un mese esatto dal rapimento di Francesco Azzarà, la presidente di Emergency, Cecilia Strada è intervenuta in Senato portando buone notizie. Ma le informazioni risalgono a una settimana fa
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E’ passato un mese esatto dal rapimento di Francesco Azzarà, l’operatore umanitario in servizio nella regione sudanese del Darfur. Stamane Cecilia Strada, presidente di Emergency, è intervenuta nel corso di un'audizione dinanzi alla Commissione straordinaria diritti umani del Senato, portando buone notizie. “Una settimana fa abbiamo avuto un contatto diretto con Francesco Azzarà – ha detto la presidente. - Ci ha detto che sta bene, per quanto possibile nella situazione in cui si trova. Mangia e beve e tiene duro”.
La famiglia del trentaquattrenne rapito ha ringraziato tutte le istituzioni che si sono mobilitate aggiungendo che “quella diffusa da Cecilia Strada è davvero una buona notizia”. Intanto Emergency ha diffuso una nota nella quale si legge che l’organizzazione umanitaria sta continuando a lavorare con le autorità sudanesi e il ministero degli Esteri affinché Francesco possa tornare quanto prima dalla sua famiglia. “Ringraziamo tutti i cittadini - continua la nota - che stanno manifestando la loro solidarietà alla famiglia di Francesco e ai suoi colleghi, così come i comuni, le province e le regioni che si sono uniti a noi per chiederne la liberazione, anche esponendo la sua foto sui palazzi delle istituzioni”.
La famiglia del trentaquattrenne rapito ha ringraziato tutte le istituzioni che si sono mobilitate aggiungendo che “quella diffusa da Cecilia Strada è davvero una buona notizia”. Intanto Emergency ha diffuso una nota nella quale si legge che l’organizzazione umanitaria sta continuando a lavorare con le autorità sudanesi e il ministero degli Esteri affinché Francesco possa tornare quanto prima dalla sua famiglia. “Ringraziamo tutti i cittadini - continua la nota - che stanno manifestando la loro solidarietà alla famiglia di Francesco e ai suoi colleghi, così come i comuni, le province e le regioni che si sono uniti a noi per chiederne la liberazione, anche esponendo la sua foto sui palazzi delle istituzioni”.
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