Proteste
Stoppata la possibilità di un nuovo villaggio stabile per gli occupanti del campo di Oratoio
Rom, sos agli altri territori
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Le case dei rom nel campo di Coltano Il sindaco: «Siamo al limite, l'intera Toscana deve farsene carico»
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PISA. «Non sono previsti altri villaggi tipo Coltano per i nomadi». E «gli altri territori toscani devono farsi carico del problema, perché non può essere solo affare di Pisa e di Firenze». Sulla faccenda dei rom interviene il sindaco Marco Filippeschi. Acque un po' agitate in questi giorni, dopo che, da ambienti del centrosinistra locale, era uscita la voce di un nuovo insediamento per i rom dove raccogliere le persone che si trovano ora in via Maggiore a Oratoio, in pratica a fianco dell'area industriale di Ospedaletto. Anzi, si aggiungeva, sarebbe già stata individuata anche l'area dove realizzarlo (tenuta top secret) e sarebbero gli stessi occupanti a costruirsi le abitazioni, dopo un'operazione di bonifica e sistemazione del terreno sostenuta con soldi pubblici. «Per quanto mi riguarda - dice Filippeschi - non è mai stata valutata, in alcun tavolo politico, la realizzazione di un altro villaggio permanente. Con Coltano abbiamo già fatto una scelta che non è ripetibile». L'assessore Maria Paola Ciccone, contattata, rimanda tutto alle parole del sindaco. Che aggiunge: «Per me tutto ancora discende dalle intese del dicembre 2009, che restano valide». In sostanza, pur essendosi esaurito il progetto Città Sottili, l'accordo prevede che la Regione sostenga economicamente le azioni del Comune su questo versante, sia quelle di assistenza (scolastica, sociale, sanitaria) sia quelle per il superamento delle situazioni irregolari. Queste intese prevedono un tetto di presenze: 574. Ora nel territorio pisano siamo a quota 800. «Dobbiamo scendere ancora - riprende il sindaco - e per questo chiediamo alla Regione di attuare politiche di distribuzione di queste persone su tutto il territorio toscano: con un impegno non impossibile si può risolvere lo squilibrio». Analogo ragionamento viene fatto per l'ambito provinciale. Oltre ad avanzare la proposta di ricollocare i nomadi anche in altri territori, Filippeschi ribadisce: «Le prossime soluzioni devono avere carattere transitorio, così da superare i campi. E coloro che se lo possono permettere devono trovarsi casa in affitto. Serve uno sforzo sul fronte dell'integrazione, anche così si possono evitare riferimenti alla ghettizzazione». Pisa sta cercando di rientrare in «una situazione gestibile», dice. Non sfuggono certo ai cittadini, così come al sindaco, i nuovi fenomeni che si affacciano. Lo stesso Filippeschi ricorda «i continui furti di rame, così come quelli dei tombini di ghisa. I pisani sono accoglienti, ma ci sono eccessi fonte di preoccupazione e pericolo. Ecco allora che tutto il territorio è chiamato a contribuire». Con una lettera di un paio di mesi fa è stato chiesto a tutti i sindaci della provincia di svolgere un censimento sulla presenza nomade nei rispettivi territori. Si parla anche della possibilità di un consiglio comunale sul tema, alla presenza dell'assessore regionale Allocca. F.L.
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