Sicurezza
Tremila sognano di fare l'infermiere
Gianluca Campanella
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Sara CrecchiMaxi assalto all'expo per le prove d'ammissione ai corsi di laurea
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PISA. In 163 sono rimasti a casa, ma non se n'è accorto nessuno. Gli altri 2.823 ammessi al concorso universitario per le professioni sanitarie c'erano. Eccome se c'erano: in camper, in auto, in motorino o bicicletta. Con i genitori, la fidanzata o con i nonni. Dalla villetta di fronte o dalla remota Sicilia. Tutti all'Expo di Ospedaletto, anche con ore d'anticipo rispetto all'appuntamento delle 11, per rispondere a 80 domande che faranno la differenza tra parcheggiare i propri sogni altrove o diventare infermiere, fisioterapista, ostetrico e tante altre specializzazioni. Ne entreranno solo 601, numero chiuso e determinato dal ministero dell'Università che, come ogni anno, ha fissato la prova in tutt'Italia nello stesso giorno. Chi "tenta" a Pisa non può essere in un'altra città. Eppure i candidati scelgono di venire qui, anche se la statistica dice che solo uno su cinque ce la farà, perché il nostro ateneo ha «un grosso appeal», spiega il preside di Medicina, Mario Petrini. E quelli che non ce la faranno ci riproveranno l'anno prossimo. Perché l'infermiere è un lavoro di «sofferenza e passione»; ma l'ultima prevale sulla prima. E, soprattutto, è un mestiere di cui c'è «grande carenza e quindi grande richiesta». I numeri. La concorrente più grande è nata il 31 luglio 1954, il ragazzino mascotte diventa maggiorenne il prossimo 31 ottobre. Almeno due, forse tre generazioni presenti, al punto che la prima selezione avviene per età: il capannone "piccolo" è riservato ai 957 nati prima del 1990, mentre l'area maggiore alle 1.866 matricole "vere". Questa divisione implica due considerazioni: almeno uno candidato su tre è già iscritto all'università e sta studiando materie che all'improvviso non gli piacciono più; o che non gli sono mai piaciute ma ha scelto per ripiego, in attesa di tornare a cimentarsi con il quizzone. L'altro messaggio è un avviso ai naviganti furbi: padre e figlio vanno in ambienti diversi e l'uno (chi dei due?) non può aiutare l'altro. «Abbiamo pensato anche ai gemelli», premette per i maliziosi Cristiana Bertini, responsabile dell'Unità concorsi dell'Università di Pisa: le sei coppie gemellari presenti sono state separate. Le domande. I questiti sono 80 e ciascuno presenta cinque possibili risposte, di cui solo una esatta. Chi la indovina guadagna un punto; chi sbaglia ne perde 0,25; infine, chi non è sicuro e lascia vuota la casella, su quella risposta prende zero. La parte del leone spetta a cultura generale e ragionamento logico: 40 domande. Seguono 18 quesiti di biologia, 11 di chimica e 11 di matematica e fisica. Lunedì saranno pubblicate le graduatorie, una per ogni corso di laurea e chi vince in più d'una sezione ha tempo fino al 20 settembre per esercitare l'opzione. Ci si poteva infatti iscrivere a un massimo di tre discipline differenti. La prova è unica per tutti. I ragazzi - La concorrente "ho visto la luce". Sara Crecchi, classe 1989, di Selvatelle (Pi), ha studiato un anno economia. Poi ha cambiato: altri due anni di psicologia clinica. Ieri provava per la prima volta professioni sanitarie: ha scelto infermieristica, tecnico radiologo e ostetricia, «perché ho capito che mi piace questo settore». Inevitabile provocarla: cosa ti "folgorerà" l'anno prossimo? Ma Sara (ora) è sicura: «Mi piacerà infermieristica!». La quasi laureata. Letizia Melani, invece, era già stata al concorso per le professioni sanitarie. E lo aveva anche passato. Questa mattina ha l'ultimo esame e il 23 novembre si laurea come infermiera pediatrica. Allora che ci faceva ieri a Ospedaletto? «Tento l'accesso all'anno integrativo: il test è lo stesso, ma se passo, io devo iscrivermi ad altri soli dodici mesi che mi consentono di estendere la mia professione anche agli adulti». Tre anni fa la prova le era sembrata più facile, «forse perché ero appena uscita dalle superiori: fisica e matematica oggi erano toste. Per fortuna le domande di cultura generale vertevano sull'attualità; basta leggere i giornali per rispondere. L'altra volta erano di sport e io ne sapevo niente». Il quasi militare. A Tommaso Belfiore piacciono due cose nella vita: i militari e la sanità; il sogno segreto è di metterle insieme. Così a maggio è andato a Foligno per sostenere il test di allievo maresciallo infermiere, la cui scuola è a Viterbo. Non è passato e ieri ha tentato solo una delle due passioni. Se non va bene, ha pronto il piano di riserva: Vfp1, volontario a ferma prefissata di un anno nell'Esercito, in tempo per tornare all'Expo nel settembre 2012 e riprovare il concorso. Il ragazzo lascia intuire di non temere la matematica: «Me lo aspettavo più difficile in Umbria, invece qui c'è troppa cultura generale». Lo sapeva, avendo studiato online i test degli anni passati, «ma conta anche la fortuna, non solo la preparazione». La matricola. Anche Debora Tuccoli, livornese, ha «trovato difficile in particolare la cultura generale»: e, appena uscita dal magistrale, temeva la chimica, «una materia non prevista a scuola e che ho studiato per conto mio; chiaramente ho potuto fare solo le basi». Insomma, non è entusiasta della sua resa al test, ma ha il paracadute pronto: «Se va male, mi iscrivo a scienze di educazione sociale, a Firenze». La coerente. Susanna Sassi è iscritta al secondo anno di farmacia; il 5 settembre ha provato il test a numero programmato per medicina e ieri quello per le professioni sanitarie. Comunque vada, lei rimarrà in ambito sanitario. Se passa a medicina non ha dubbi: sceglie quella; se vince una delle specializzazioni per cui ha concorso ieri (tecnica di riabilitazione pscichiatrica o terapia della neuro e psicomotricità in età evolutiva), «dipende». L'ultima spiaggia. José Oscar Huerta, spagnolo, è amico di Sara Crecchi. E si vede: un anno di giurisprudenza prima e due di scienze motorie in seguito. Ieri il concorso per infermieristica: «Forse ho capito qual è la mia strada». Siamo sicuri? «Sì, perché se cambio ancora i miei mi tagliano la gola». Il preside. Eppure non deve stupire tutta questa indecisione. Il preside Mario Petrini ricorda che, una volta entrati, «gli abbandoni tra i ragazzi sono trascurabili». Pertanto, da un lato è un segnale della bontà dei quiz: «Pur criticabili, dimostrano però che riescono a selezionare bene». Dall'altro, la percentuale altissima di lauree, «quasi tutte in tempo», è la prova della vocazione: le 80 domande non la possono misurare. Ma «chi studia d'estate per questo test sa che affronterà le visite dei pazienti; e non è piacevole fronteggiare la sofferenza». Se un ragazzo decide di partecipare al concorso è perché «ha la passione verso un mestiere che diventa sempre più tecnologico, ma nel quale la necessità della componente umana resta». Le professioni sanitarie insieme a medicina e chirurgia, altro corso all'interno della facoltà di Medicina, sono le due prove più numerose. Lunedì scorso c'erano 1.770 candidati e ieri quasi tremila. Petrini rileva che le medie dei voti presi alla maturità dai vincitori di Pisa è tra le più alte d'Italia: «C'è interesse per la nostra facoltà» e la competizione è dura. Altre curiosità. All'uscita due hostess distribuiscono volantini per andare a studiare infermieristica in Spagna: insieme alla Romania è la meta preferita da chi non vince in Italia e si può permettere un anno all'estero. In genere provano a ritornare l'anno dopo, ma il nostro ateneo respinge l'istanza.
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