Rame, solo un registro può salvarci dalla piaga dei continui furti
Candida Virgone
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A fianco del rame Qui sotto delle grondaie In basso i rilievi dopo la tragedia avvenuta a fine luglio a Calambrone3 MINUTI DI LETTURA
PISA. Ci vorrebbe quella che suol dirsi tracciabilità del prodotto. Un documento che lo segua dalla nascita alla sua dismissione. «Solo così si potrà arrestare la piaga dei furti di rame». È convinto Michele Colombini, presidente provinciale del settore impianti elettrici e idraulici della Cna, che una soluzione a questo problema sia indispensabie. Il commercio, clandestino o meno, ormai annoso, di quello che viene definito oro rosso, è alla base dei continui furti subiti non solo dai cantieri edili, ma da qualsiasi cittadino, in qualsiasi facciata di palazzo che abbia grondaie di scolo, eppoi nei cimiteri, insomma ovunque ci sia il metallo ritenuto danaro corrente nei ceti più poveri. Una piaga che solo negli ultimi mesi ha registrato tre morti di persone folgorate. «Si pensi - aggiunge Colombini - che negli ultimi due anni il prezzo è lievitato del 186%». Infatti il rame è quotato nelle ultime settimane 7 euro e rotti, e si calcola che usato, insomma una volta dismesso, possa scendere fino a 5-4.5 se di provenienza davvero sospetta. «Smaltire il rame - aggiunge Colombini è semplicissimo. Perché non è seguito da alcun documento, come ad esempio il rae o qualsiasi rifiuto speciale, fluorescenze, materiali elettrici, per i quali esiste un apposito registro. Quando come ditta - il presidente è titolare della Colombini Impianti di Navacchio - vado dai raccoglitori locali degli scarti di lavorazione, vedo arrivare di tutto. Interi camioncini con ferro vecchio, metalli e ovviamente anche rame: alla guida non solo chi ha ditte o chi ha fatto qualche lavoro in casa e se ne disfa, ma anche gente la più disparata». Insomma appare scontato che se ci fosse maggiore attenzione non ci sarebbero più tanti furti. Ma mentre molti rivenditori e sfattini non accettano il rame da chiunque arrivi, altri, secondo i vigili urbani, sanno benissimo che provenienza ha. Ci sarebbero dei punti in cui si potrebbe conferire di tutto, in cui non si guarda tanto per il sottile alla provenienza e a chi viene a vendere: si troverebbero uno a Pisa, uno vicino Livorno e due nel cascinese. «La vera conseguenza di tutto questo è che alla fine si deprezzano gli immobili che si costruiscono». Lo dice un costruttore, Ghigo Raneri, di Cascina. «Mi spiego - aggiunge -. Nel giro di poco tempo ho subito quattro furti sui cantieri, tre a Cascina e uno a Montefoscoli. A Cascina in particolare i furti si susseguivamo a ripetizione. La sera mettevamo il materiale nelle case in costruzione: grondaie e tubi dei condizionatori all'esterno, impianti elettrici ed idraulici all'interno. La mattina dopo era sparito tutto, non solo fuori dove era più facile portar via, ma anche dentro. Alla fine abbiamo deciso che gli accessori esterni, insomma pluviali e tubi di condizionamento, si mettono prprio alla fine della costruzione, al momendo della consegna della casa, per non avere altri danni. A quel punto la responsabilità è di chi acquista. A Montefoscoli poi, per rubare qualche centinaio di euro di materiale interno, oltre a quello esterno, hanno danneggiato le porte blindate. Un danno di migliaia di euro per portar via poca roba. E così alla fine si sceglie di usare materiale plastico, pvc, roba così, di minor pregio, deprezzando in questo modo il prodotto che si deve consegnare. Se poi il proprietario vuol mettere altri materiali, può farlo, ovviamente a suo rischio e pericolo. Soluzioni? Credo che controllare il mercato sia nell'interesse dei grossi fornitori, che possono chiedere trasparenza sulla provenienza del materiale usato». «Non ci sono vie d'uscita, purtoppo - commenta il geometra Salvatore Bosco, della Società Bulgarella Costruzioni - ai furti sui cantieri. Ci sono i controlli della vigilanza notturna, passano tre volte a notte, lasciano un biglietto, ma se i ladri arrivano dopo di loro è finita. In effetti ci vorrebbe un guardiano per ogni cantiere, ma si tratta di scelte costosissime. Pensi che in via Bargagna, nella costruzione quasi ultimata, in una settimana ci hanno fatto visita tre volte. Portando via perfino i cavi dell'alta tensione che alimentavano la gru».
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