Il Tirreno

Pisa

Gipi, il pisano che incanta Venezia

La città fa il tifo per il fumettista e regista in gara con "L'ultimo terrestre"

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 PISA. Alla conferenza stampa di Gipi, al Festival del Cinema a Venezia, la città di Pisa aleggia nei ricordi del regista de "L'ultimo terrestre" (vero nome Gian Alfonso Pacinotti) e del protagonista Gabriele Spinelli, altro pisano, nel ruolo del disadattato Luca Bertacci.  I tanti giornalisti italiani e stranieri chiedono a Gipi come si senta a essere il portabandiera dell'Italia, al terzo e ultimo film in concorso per il Leone d'Oro, dopo quello di Cristina Comencini che è stato fischiato e stroncato. Gipi, che è un uomo di poche parole, risponde: «Non ho paura».  Più soddisfazione la dà Spinelli, che regala uno scoop: tutti credono che che questo sia l'esordio di Gipi alla regia; in realtà «abbiamo fatto insieme diversi cortometraggi imbecilli e due lunghi, le cui copie sono state distrutte». Il regista sorride e, ovviamente, non dice niente.  Ma è ancora Spinelli che riporta l'orologio ai tempi innocenti di Pisa. Perché sei stato scelto come protagonista, è la domanda (stavolta) breve. E lui evoca: «Per vicinanza geografica; abitavamo vicini», senza ulteriori indicazioni. E poi un messaggio in codice per chi conosce la storia di questo artista: «Mi piaceva l'ironia e la pulizia con cui realizzava la fotografia nei suoi filmini». Ecco, il riferimento è alla storica ottica Pacinotti, del padre Sergio: Gian Alfonso prendeva in "prestito" le prime macchine digitali di oltre dieci anni fa e filmava quei «corti imbecilli», appunto.  Ma Spinelli riesce a strappare al timido Gipi altre sei parole. Conclude il racconto: «Mi aveva proposto di far parte de "L'ultimo terrestre" e pensavo che mi affidasse il montaggio; invece mi ha offerto la parte principale. Ho accettato per amicizia». Gipi lo interrompe: «In sintesi aveva bisogno di soldi». Ultimo feed back dal passato: se ne fa carico Domenico Procacci, fondatore della Fandango (che produce il film insieme a Rai Cinema) e "dominus" del cinema italiano: «Ho conosciuto Gipi in un'edizione di Lucca Comics. Avevo la sensazione che nei suoi fumetti ci fosse una forte visione cinematografica e gli ho chiesto un film. Mi immaginavo che usasse una sua storia». Forse "S." (da Sergio), il suo volume illustrato più bello, edito da Coconino Press, in cui somatizza la morte del padre, avvenuta nel 2005. Invece Gipi ha scelto "Nessuno mi farà del male", short fiction con le figure di Giacomo Monti.  Torniamo a "S.": qualcuno ricorda che nella tragedia, il racconto non perde mai la dimensione esilarante. Anche il film fa ridere, ma presenta un'importante nota drammatica. Finalmente Gipi si scioglie e pronuncia la sua frase più lunga: «Tendo a mescolare la parti comiche con quelle drammatiche, perché così è nella vita».  Eppure la persona è diversa da quella che appare: tutti quelli del cast e della troupe, ieri mattina hanno ringraziato Gipi per l'umanità e «la bella atmosfera». E non stiamo parlando di ultimi della classe: la prostituta della scena iniziale è la responsabile del più importante festival teatrale d'Italia. Il padre del protagonista è interpretato da Roberto Herlitzka (Aldo Moro in "Buongiorno notte", 2003): «Mi è sembrato di entrare in fumetto».  Prima della proiezione arriva l'«in bocca al lupo» del sindaco Marco Filippeschi.  Alle 19,09, in Sala Grande, Gipi torna spontaneo: 14 minuti di applausi, il film più applaudito della 68ª Mostra del Cinema. Scende dalle scale, si toglie la giacca e batte le mani al pubblico. «Gianni, Gianni». Un trionfo. G.C. ALTRO SERVIZIO a pagina 25

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