Sicurezza
In tremila per provare a fare l'infermiere
Ne entreranno solo 601, numero chiuso e determinato dal ministero dell’Università che, come ogni anno, ha fissato la prova in tutt’Italia nello stesso giorno. Chi “tenta” a Pisa non può essere in un’altra città.
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In 163 sono rimasti a casa, ma non se n’è accorto nessuno. Gli altri 2.823 ammessi al concorso per le professioni sanitarie c’erano. Eccome se c’erano: in camper, in auto, in motorino o bicicletta. Con i genitori, la fidanzata o con i nonni. Dalla villetta di fronte o dalla remota Sicilia. Tutti all’Expo di Ospedaletto, anche con ore d’anticipo rispetto all’appuntamento delle 11, per rispondere a 80 domande che faranno la differenza tra parcheggiare i propri sogni altrove o diventare infermiere, fisioterapista, ostetrico e tante altre specializzazioni.
Ne entreranno solo 601, numero chiuso e determinato dal ministero dell’Università che, come ogni anno, ha fissato la prova in tutt’Italia nello stesso giorno. Chi “tenta” a Pisa non può essere in un’altra città. Eppure i candidati scelgono di venire qui, anche se la statistica dice che solo uno su cinque ce la farà, perché il nostro ateneo ha «un grosso appeal», spiega il preside di Medicina, Mario Petrini. E quelli che non ce la faranno ci riproveranno l’anno prossimo.
Perché l’infermiere è un lavoro di «sofferenza e passione»; ma l’ultima prevale sulla prima. E, soprattutto, è un mestiere di cui c’è «grande carenza e quindi grande richiesta».
Ne entreranno solo 601, numero chiuso e determinato dal ministero dell’Università che, come ogni anno, ha fissato la prova in tutt’Italia nello stesso giorno. Chi “tenta” a Pisa non può essere in un’altra città. Eppure i candidati scelgono di venire qui, anche se la statistica dice che solo uno su cinque ce la farà, perché il nostro ateneo ha «un grosso appeal», spiega il preside di Medicina, Mario Petrini. E quelli che non ce la faranno ci riproveranno l’anno prossimo.
Perché l’infermiere è un lavoro di «sofferenza e passione»; ma l’ultima prevale sulla prima. E, soprattutto, è un mestiere di cui c’è «grande carenza e quindi grande richiesta».
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