Il Tirreno

Pisa

Anche Cisl e Uil dal prefetto. «Ma senza scioperare»

Daniele Benvenuti
Un momento relativo alla manifestazione della Cgil in piazza Mazzini
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Un momento relativo alla manifestazione della Cgil in piazza Mazzini

«Protesteremo pure noi, però in maniera diversa rispetto agli altri sindacati»

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 PISA. Sindacati divisi anche sotto la Torre nell'opposizione alla manovra economica del governo. Il giorno dopo lo sciopero generale proclamato dalla Cgil, con manifestazione in piazza Mazzini, Cisl e Uil annunciano una loro iniziativa per domani: un sit-in di fronte alla Prefettura dalle 15,30.  «Doveva essere un'iniziativa per proporre modifiche alla manovra - dicono i due segretari Gianluca Federici (Cisl) e Renzo Rossi (Uil) - ma visto che il governo ha deciso di porre la fiducia al provvedimento, domani saremo dal prefetto per protestare. Ancora una volta, però, in maniera diversa rispetto alle altre organizzazioni sindacali. Allo sciopero, che in questi momenti non serve a niente, se non ad alleggerire le buste paga dei lavoratori e indebolire le aziende, preferiamo iniziative mirate; e sopratutto critiche sul merito dei vari provvedimenti».  Cisl e Uil puntano quindi a distinguersi dalla Cgil, contestando anche la partecipazione delle istituzioni alla sciopero di martedì. «Le nostre sono rivendicazioni sindacali, non politiche - insistono i due segretari -. A noi interessa il bene dei lavoratori e quello dei pensionati. Non importa il colore politico del governo. Per questo non riteniamo opportuno che a scendere in piazza nella manifestazione pisana ci fossero anche le istituzioni a titolo ufficiale. Il sindacato deve fare il proprio mestiere, la politica il suo».  Entrando nel merito della manovra, Cisl e Uil partono dalla critica all'aumento dell'Iva. «Doveva essere uno strumento per aiutare la riduzione della pressione fiscale e la lotta all'evasione - spiegano ancora Federici e Rossi - e invece è solo un modo per mettere le mani nelle tasche degli italiani. Il governo non è intervenuto dove c'era davvero bisogno, come nella lotta agli sprechi e alle inefficienze della spesa pubblica, e sui costi della politica. Si doveva intervenire sulla riforma fiscale, sulle liberalizzazioni dei servizi pubblici locali. Niente di tutto questo. Una manovra che si accanisce ancora una volta sui lavoratori dipendenti».  In conclusione un nuovo distinguo rispetto alla Cgil: «La norma dell'articolo 8 con la possibilità di deroga a leggi e contratti nazionali non l'abbiamo certo chiesta noi. Ma non è vero, come sostiene la Cgil, che quell'articolo possa portare alla libertà di licenziare. Giudichiamo invece positivo - concludono i due segretari - che nel suo iter l'articolo sia stato modificato, prevedendo che solo i sindacati più rappresentativi a livello nazionale possano siglare intese aziendali».

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