La manifestazione
Ticket, quando conviene il privato
Gianluca Campanella
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Linterno di un laboratorio di analisi Per alcuni esami e farmaci, quelli più economici, si paga di più con l'Asl
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PISA. Ormai è un segreto che conoscono in molti: in alcuni casi conviene rivolgersi ai centri medici e ai laboratori privati per ottenere prestazioni sanitarie, perché si paga meno di quanto richiede il servizio sanitario nazionale anche se si paga solo il ticket base. Poi, da quando il governo ha introdotto i super ticket, la Regione Toscana ha cercato di attenuare l'impatto sui cittadini creando una proporzione con i redditi della famiglia. Così, dal 23 agosto esistono quattro fasce relative al reddito, in base alle quali versare una tariffa in aggiunta quella già in vigore per farmaci e assistenza specialistica. In sostanza, confrontando i prezzi praticati dai laboratori privati, i casi in cui il privato conviene sono solo due. Diciamo subito che si tratta di piccoli sconti e che riguardano solo le analisi più economiche. Ma la sorpresa è che a volte perfino chi è sotto i 36.151 euro di reddito familiare (la prima fascia, che non paga alcun extra ticket) può realizzare un risparmio. Questo è il primo dei due casi, esemplificato dal laboratorio Kobiol. Il titolare, Costantino Kotopulos, spiega come ciò sia possibile: «Oltre al super ticket, la Usl ha rivisto un po' tutto il tariffario. Per esempio, l'esame della glicemia è passato da 1,30 euro a 2; l'emocromo da 3,60 a 4; la tiroide da 7,80 a 8 e così via. Noi non abbiamo ritoccato il listino, sarebbe stato da sciacalli». Pertanto, se Kobiol faceva e fa pagare 1,50 euro (il loro prezzo per i non convenzionati) a chi chiede la glicemia, oggi può convenire rivolgersi al laboratorio privato. Kotopulos aggiunge: «Gli utenti portano la ricetta e, situazione per situazione, noi calcoliamo quale sistema conviene. Non posso prendere in giro i clienti, altrimenti minerei il rapporto di fiducia che si instaura con loro». A questo punto è necessaria una spiegazione. Quando il titolare di Kobiol parla di «sistema», si riferisce alla modalità che porta una persona a rivolgersi a un privato per una prestazione sanitaria: o ci va per sua scelta (e paga quanto gli chiede il laboratorio), o perché è il pubblico che si appoggia alle strutture convenzionate (allora il cittadino paga il ticket come se fosse in ospedale). A volte, infatti, può succedere che il servizio sanitario abbia liste d'attesa troppo lunghe o ci siano situazioni particolari che consigliano di "smaltire" una parte delle analisi presso terzi. Il pubblico si appoggia alle strutture accreditate, ponendo dei tetti: un numero massimo di prestazioni che i privati possono erogare. Questi incassano il ticket dovuto, lo girano alla Usl e presentano fattura per l'analisi fatta. Il giochetto, in pratica, è una sfida matematica per i privati con prezzi indipendenti da quelli della Usl: a volte più bassi, altri più alti. Il secondo caso di risparmio, invece, avviene per i laboratori che hanno un listino allineato a quello pubblico. Qui il cliente ha convenzienza sicura (senza dover usare la calcolatrice), a patto che per reddito rientri in una delle tre fasce che pagano l'extra. Alessandro Sbrana, direttore sanitario del Centro ricerche cliniche, spiega: «Noi non portiamo le ricette alla Usl, perché non chiediamo il rimborso. Ma in questo modo non siamo tenuti a far pagare il super ticket agli utenti, che risparmiano di versare il costo aggiuntivo della prescrizione medica». Come se il 23 agosto non fosse ancora scoccato. Però la Usl non ha modificato una regola "sacra": la prestazione inserita in ricetta al cittadino deve costare massimo 36,15 euro, sia pure un trapianto di fegato che ne vale svariate migliaia. L'assistito in ultima fascia che ne avesse bisogno, aggiungerebbe i 15 euro di super ticket e con una spesa di 51,15 non avrebbe dubbi su chi tra privato e pubblico conviene.
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