Il Tirreno

Pisa

Ristoranti contro bar, è la guerra dei pasti

Daniele Benvenuti
La cucina di un ristorante con fornelli e pietanze in primo piano
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La cucina di un ristorante con fornelli e pietanze in primo piano

L'accusa: cibo da microonde. Però con la liberalizzazione si può

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 PISA. Scoppia la guerra tra ristoratori e baristi. Ad accendere la miccia alcuni titolari di ristoranti, che si sono rivolti al nostro giornale per lamentarsi del fatto che, specialmente nelle strade ad alta affluenza turistica, praticamente tutti i bar offrano anche un servizio di ristorazione.  «Mi domando - scriveva nei giorni scorsi Cristina Giannessi, titolare e cuoca di un ristorante - se questi bar rispettino le norme igienico-sanitarie. Hanno una cucina attrezzata per produrre primi e secondi piatti? Vi siete mai chiesti perchè tutti questi bar espongono le solite cose da mangiare? Semplice: sono piatti già pronti che s'infilano cinque minuti nel microonde».  Se si può discutere sulla qualità di un prodotto già pronto (nel caso di quei bar che li utilizzano) rispetto ad un piatto espresso, o magari sulla differenza di servizio tra un ristorante e un bar, va spiegato come però in questi casi non esista alcuna violazione di legge o si prefigurino attività abusive.  Siamo infatti di fronte ai risultati della liberalizzazione delle licenze, che ha messo sotto lo stesso tetto tutte quelle attività che somministrano alimenti e bevande.  Ben diverso era, invece, prima di questa apertura totale. Quattro erano infatti le categorie: ristorazione (tabella A), bar (B), intrattenimento con somministrazione (C) e artigiani come gelaterie o pizzerie (D).  Quattro categorie per quattro attività distinte; in quel caso, perciò, un bar non poteva servire piatti pronti o addirittura cucinarli. Adesso tutto è cambiato, dal momento che le attività di somministrazione di cibi e bevande sono state messe sullo stesso piano. Le norme da seguire per poter aprire un esercizio di somministrazione sono quelle in materia igienico-sanitaria, il cui controllo spetta alle Asl locali, e quelle urbanistiche stabilite dai rispettivi Comuni.  È quindi necessario che tutti i nuovi locali di somministrazione, ad esempio, siano dotati, dal momento dell'apertura, di un idoneo piano di autocontrollo commisurato alla struttura dell'esercizio ed abbiano requisiti strutturali adeguati, come un sufficiente numero di servizi igienici, adibiti magari all'uso di persone diversamente abili. Quando vengono serviti primi piatti precotti, inoltre, non si parla di cottura e quindi di ristorazione, ma di semplice riscaldamento di piatti acquistati già pronti da ditte autorizzate.  «Questi sono i risultati della liberalizzazione - spiegano Confcommercio e Confesercenti -. Se i requisiti urbanistici ed igienico-sanitari sono rispettati, anche i bar possono somministrare primi o secondi piatti. Problema diverso sono i circoli, che dovrebbero servire solo soci. E spesso questo non avviene».

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