Il Tirreno

Pisa

Boom di classi multietniche

Lucia Maffei

Stranieri più che raddoppiati in quattro anni alle superiori

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 PISA. Alunni stranieri in aumento nelle scuole pisane, con dati medi percentuali superiori alla media nazionale per ogni ordine di scuola.  È quanto emerge analizzando i dati raccolti dalla Fondazione Leone Moressa di Mestre per l'anno scolastico 2009/2010. Nelle scuole dell'infanzia della città i bambini figli di migranti sono l'8,9% del totale (942 in valore assoluto), a fronte di un dato medio nazionale pari all'8,1%. Il distacco maggiore dalla media si registra nella scuola primaria, dove i 1883 bambini non italiani rappresentano l'11% del totale degli alunni. Il dato medio per le ex scuole elementari è pari all'8,7%. Di poco inferiore a quella delle primarie l'incidenza degli stranieri nelle scuole superiori di primo grado: 1124 studenti, pari al 10,8% degli iscritti, a fronte di un dato nazionale di oltre due punti percentuali inferiore (8,5%).  Infine dietro i banchi delle superiori si contano 870 stranieri, dato che tradotto in percentuale (5,9%) si colloca ancora al di sopra - seppure con uno scarto inferiore rispetto ai precedenti - alla media nazionale per l'ordine di scuola (5,3%). Numeri consistenti anche per quello che riguarda la crescita percentuale: tra il 2005 e il 2010 gli alunni stranieri delle scuole dell'infanzia di Pisa sono aumentati del 78,7%, quelli della scuola primaria dell'86,8% e quelli della superiore di primo grado del 90,2%. Tra 2005 e 2009 gli stranieri iscritti alle superiori della nostra città sono più che raddoppiati (+106,7%).  La ricerca della Fondazione Moressa traccia inoltre un identikit dello studente straniero medio quindicenne, che spesso sceglie un indirizzo di studi tecnico (nel 30,3% dei casi) o professionale (29,6%). «La maggiore incidenza di alunni stranieri nella nostra provincia - conferma l'assessore provinciale all'istruzione Miriam Celoni - si registra non a caso nella zona del Cuoio, dove c'è un'alta concentrazione di industrie. Il Valdarno inferiore, in particolare Santa Croce, ma anche Castelnuovo Val di Cecina sono le aree più interessate, con punte di bambini e alunni stranieri del 40%». Un fenomeno che chiama in causa questioni delicate come l'integrazione, dove un ruolo principale è giocato dall'essere stranieri di prima o di seconda generazione (cioè nati o meno in Italia).  Sempre secondo la ricerca, la maggior parte degli alunni arriva in Italia dopo aver compiuto nove anni ed entra dunque in età già avanzata nel sistema scolastico. Le aspirazioni al titolo di studio risultano più modeste dei compagni di scuola italiani, che nel 41,6% dei casi pensano di conseguire la laurea specialistica o il dottorato di ricerca. I giovani stranieri tendono invece a concludere gli studi con un diploma di scuola superiore (34,4% dei casi) o una qualifica professionale (25,8%). «Sono dati che dimostrano il carattere ancora reazionario della scuola italiana, dove la scelta è condizionata dal censo», commenta Enzo Catarsi, professore di pedagogia generale e della famiglia all'Università di Firenze. «Nella scelta delle superiori gli stranieri di prima generazione si affiancano alle fasce più svantaggiate degli autoctoni perché non riescono a colmare uno svantaggio culturale di partenza».  «Se l'integrazione non comincia dalle scuole dell'infanzia o dalle primarie lo svantaggio diventa irrimediabile», avverte Catarsi.  Cosa dire tuttavia alla mamma di un bambino italiano che potrebbe avere tanti compagni stranieri alle elementari? La preoccupazione che sia il piccolo italiano ad accumulare un deficit di preparazione non sarà legittima?  «A questa mamma immaginaria suggerirei di stare tranquilla - risponde Maria Luisa Chiofalo, assessore comunale alle politiche scolastiche - Perché quando l'integrazione passa per una formazione specifica degli insegnanti, per corsi intensivi di lingua italiana anche durante i campi solari e per appropriati servizi di mediazione culturale, tutti progetti che stiamo portando avanti come amministrazione, c'è solo da guadagnare in arricchimento. Non credo infatti che imporre un tetto inderogabile agli stranieri per classe sia la soluzione giusta: l'importante è ciò che si fa nel contesto».

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