Il Tirreno

Pisa

Ex pompiere cerca cinque giovani che rischiarono d’annegare

«29 anni fa li salvai ora voglio rivederli»

Donatella Lascar
L’ex vigile del fuoco Giovanni Del Bravo con una copia del “Tirreno” del 1982
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L’ex vigile del fuoco Giovanni Del Bravo con una copia del “Tirreno” del 1982

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 MARINA. «Sono passati 29 anni da quel salvataggio in mare dove rischiarono di annegare cinque ragazzi - racconta Giovanni Del Bravo, vigile del fuoco in pensione -. Io e i colleghi con i quali divisi quell'avventura, Giacomo Antonelli, vice caporeparto e sommozzatore, e Claudio Bianchi, anche loro in pensione come me, vorremmo rivedere quei ragazzi dei quali non abbiamo più saputo nulla».  Era un sabato pomeriggio di fine agosto del 1982 e sul lungomare di Marina erano in corso alcuni festeggiamenti per il carnevale estivo.  Verso sera si era levato vento di libeccio mentre l'allora quindicenne Francesco Del Guasta, marinese, e il cugino Paolo Romagnoli, anche lui marinese, decisero di uscire con un windsurf.  Ma appena fuori della scogliera che si trova davanti a piazza Gorgona, i due ragazzi si trovarono in difficoltà per il forte vento.  Romagnoli riuscì a tornare indietro a nuoto e a dare l'allarme, mentre il cugino tentava ancora di manovrare la tavola. Nel frattempo altri quattro ragazzi - Federico Chironi, Mario Malloggi, Enrico Colombini, tutti e tre pisani, e il fiorentino Stefano Parigi - si erano gettati in acqua nel tentativo di soccorrere il ragazzo rimasto sulla tavola. Ma ebbero anche loro delle difficoltà e i pompieri, al loro arrivo, trovarono tutti e cinque i ragazzi attaccati alla tavola.  «La chiamata arrivò in caserma verso le 19.30 - racconta Del Bravo -, all'epoca io ero caposquadra. Andammo sul posto con la campagnola e il gommone di salvataggio a motore che allora era di 25 cavalli. Una volta lì, trovammo ad aspettarci centinaia di persone e vedemmo i cinque ragazzi aggrappati alla tavola che chiedevano aiuto. Mettemmo in acqua il gommone. Una volta scelto l'equipaggio, uscimmo sfruttando la risacca e raggiungemmo i ragazzi che issammo subito a bordo».  «Ma qui comincia il bello - afferma Del Bravo -: non potevamo rientrare da dove eravamo venuti, perché rischiavamo di finire contro la scogliera, e così decidemmo di andare al largo, dove l'onda è lunga, e di dirigerci verso il porto di Livorno».  I naufraghi arrivarono a Calambrone che ormai era notte, con il gommone quasi senza benzina, tutti infreddoliti e senza radio perché non c'era in dotazione, così lanciarono un razzo che fu visto e scattarono le ricerche. Nel frattempo i vigili notarono una nave da carico nelle vicinanze e si diressero in quella direzione.  «Era una nave jugoslava - continua Del Bravo -: per fortuna i marinai ci videro e ci fecero salire a bordo. Da lì chiamai la Capitaneria di porto di Livorno. Ormai si era fatta mezzanotte. Nessuno di noi ha dimenticato quella notte».  Se vogliono, quegli ex ragazzi possono telefonare alla nostra redazione allo 050 502255, che provvederà a metterli in contatto con Del Bravo.

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