Sicurezza
Bibliotecaria volontaria? No, tradirei le mie colleghe
Lucia Maffei
La docente che se ne occupava va in pensione e questo tipo di incarico non è più previsto
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PISA. Tempi duri per la scuola. Dopo i tagli targati Gelmini ci si mette anche la manovra di luglio. Questa volta a essere colpiti sono i docenti inidonei all'insegnamento per problemi di salute, che tra Pisa e provincia sono circa 40 e di norma si occupano delle biblioteche scolastiche. Un caso segnalato da Patrizia Nozzoli, 61enne bibliotecaria dell'istituto comprensivo Galilei. «Sono una docente inidonea all'insegnamento per motivi di salute - scrive - e andrò in pensione il primo settembre, miracolosamente salva dagli ultimi tagli. Proprio nel momento in cui i docenti inidonei vengono nuovamente presi di mira e saranno costretti a breve a passare ad altri ruoli e ad altre sedi, mi viene chiesto se sono disponibile a continuare a occuparmi della biblioteca dove lavoro da vent'anni (e che non si sa che fine farà) almeno per qualche ora alla settimana». Patrizia, laureata in pedagogia, insegna alla scuola dell'infanzia del Galilei fino al 1990, anno in cui le viene diagnosticata l'inidoneità. Da allora manda avanti la biblioteca scolastica, che come dice scherzosamente lei «prima era un armadio». La lettera allude a un passo della legge finanziaria del 6 luglio che mira a trasformare i docenti inidonei in personale Ata, cioè in assistenti tecnici o amministrativi. Entro la metà di settembre gli interessati devono presentare domanda volontaria di passaggio agli Ata. Se non lo fanno sono costretti a mettersi in mobilità. «La manovra è coatta e selvaggia - commenta Patrizia al telefono - e soprattutto dimentica che un insegnante inidoneo è pur sempre un insegnante, non un impiegato». Di fronte a un tale trattamento da parte del ministero della sua categoria, Patrizia ha declinato la proposta di collaborazione volontaria ricevuta una settimana fa. «Dovrei prestare volontariamente la mia opera per cercare di salvare una biblioteca quando le mie colleghe ne vengono malamente cacciate, senza alcun interesse per il futuro di queste strutture che dovrebbero essere di primaria importanza per la scuola? - si chiede Patrizia - non ci penso nemmeno». Il caso investe i destini anche delle biblioteche scolastiche, che a partire da settembre si ritroveranno presumibilmente sguarnite di personale. Il bibliotecario scolastico non è infatti figura riconosciuta. Il ruolo veniva finora ricoperto o da insegnanti di lettere con incentivazioni o appunto da docenti inidonei che avevano frequentato un corso triennale. Quanto al caso specifico della biblioteca lasciata da Patrizia, 5000 libri per bambini delle scuole dell'infanzia, elementari e medie, la preside del Galilei Nadia Martini rassicura: «Continueremo a farla funzionare distribuendo al meglio le risorse interne».
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