Sicurezza
Bagni, guerra dei canoni tra la liberalizzazione e chi dice: pagano poco
Daniele Benvenuti
3 MINUTI DI LETTURA
PISA. Il "tuffo dei 100mila" contro la liberalizzazione dei canoni demaniali delle spiagge, ha sicuramente avuto un grande effetto a livello di comunicazione. Per i gestori degli stabilimenti balneari un palcoscenico dove rivendicare la contrarietà alla normativa Bolkestein; ma al tempo stesso l'iniziativa ha scatenato un dibattito anche sulla rete (soprattutto su Facebook), tra coloro che ritengono le proteste dei gestori fuori luogo. Dibattito lanciato nel nostro territorio da Fabiano Corsini e che ha coinvolto anche amministratori pubblici come il sindaco di Montescudaio Aurelio Pellegrini, il consigliere comunale Marco Bani, la collega provinciale Olivia Picchi. A fare discutere, soprattutto, il rapporto tra quanto pagato dai bagni come canone demaniale, rispetto agli incassi.
Insomma, su Facebook in molti ritengono inadeguati le attuali cifre versate al demanio per la concessione dell'arenile (e delle strutture realizzate anche se di proprietà del gestore stesso). Nella tabella in alto, pubblichiamo l'elenco dei canoni 2011 che l'ufficio. Rispetto all'anno scorso c'è stato un ulteriore adeguamento Istat (di poco superiore all'1%), rispetto agli aumenti del 110% del 2010. Invariato il podio, con il Bagno Imperiale che supera i 107mila euro di canone, davanti alla Stella Polare (il Pappafico) con oltre 77mila, terzo il Mary che sfiora i 53mila. Cifre frutto della nuova interpretazione, ormai entrata in vigore per il terzo anno, che conteggia le aree adiacenti ai ristoranti (ad esempio le terrazze) come edifici commerciali a 99,85 euro al mq, facendo quindi schizzare in alto il conteggio finale. Dalla tabella si vede come il demanio inserisca nel suo conteggio anche i ristoranti che hanno la propria attività sul mare; in questa speciale classifica, troviamo al vertice il Barbarossa con oltre 45mila euro e poi il Gambero Blu anch'esso di poco vicino i 45mila euro. Sempre dalla tabella, si notano poi le differenze tra una attività e l'altra, anche se a poca di distanza. Questo è dovuto a due fattori. Innanzitutto alla particolarità del nostro litorale, con le aree sui cui insistono gli stabilimenti che sono divise tra area demaniale (la spiaggia) e area comunale (la parte sulla strada). Zone quindi con diverse tariffe, dopo gli aumenti demaniali. Inoltre la linea che divide le due zone non è parallela alla strada litoranea, ma con un percorso tutto particolare. Ecco quindi che ci sono stabilimenti che hanno pochissima superficie demaniale e molta comunale; in questo caso la cifra pagata è bassa.
Altri, invece, che hanno quasi tutta la superficie sul demanio. A far crescere poi il canone, un'altra distinzione: se cioè la struttura del ristorante è di facile rimozione o meno. Se di facile rimozione non paga, se è di muratura ecco l'aumento vertiginoso. In questo sono evidenti, per fare un esempio, le differenze tra alcuni stabilimenti di Marina (con dimensioni simili), ma canoni molto diversi proprio per il tipo di struttura.
Insomma, su Facebook in molti ritengono inadeguati le attuali cifre versate al demanio per la concessione dell'arenile (e delle strutture realizzate anche se di proprietà del gestore stesso). Nella tabella in alto, pubblichiamo l'elenco dei canoni 2011 che l'ufficio. Rispetto all'anno scorso c'è stato un ulteriore adeguamento Istat (di poco superiore all'1%), rispetto agli aumenti del 110% del 2010. Invariato il podio, con il Bagno Imperiale che supera i 107mila euro di canone, davanti alla Stella Polare (il Pappafico) con oltre 77mila, terzo il Mary che sfiora i 53mila. Cifre frutto della nuova interpretazione, ormai entrata in vigore per il terzo anno, che conteggia le aree adiacenti ai ristoranti (ad esempio le terrazze) come edifici commerciali a 99,85 euro al mq, facendo quindi schizzare in alto il conteggio finale. Dalla tabella si vede come il demanio inserisca nel suo conteggio anche i ristoranti che hanno la propria attività sul mare; in questa speciale classifica, troviamo al vertice il Barbarossa con oltre 45mila euro e poi il Gambero Blu anch'esso di poco vicino i 45mila euro. Sempre dalla tabella, si notano poi le differenze tra una attività e l'altra, anche se a poca di distanza. Questo è dovuto a due fattori. Innanzitutto alla particolarità del nostro litorale, con le aree sui cui insistono gli stabilimenti che sono divise tra area demaniale (la spiaggia) e area comunale (la parte sulla strada). Zone quindi con diverse tariffe, dopo gli aumenti demaniali. Inoltre la linea che divide le due zone non è parallela alla strada litoranea, ma con un percorso tutto particolare. Ecco quindi che ci sono stabilimenti che hanno pochissima superficie demaniale e molta comunale; in questo caso la cifra pagata è bassa.
Altri, invece, che hanno quasi tutta la superficie sul demanio. A far crescere poi il canone, un'altra distinzione: se cioè la struttura del ristorante è di facile rimozione o meno. Se di facile rimozione non paga, se è di muratura ecco l'aumento vertiginoso. In questo sono evidenti, per fare un esempio, le differenze tra alcuni stabilimenti di Marina (con dimensioni simili), ma canoni molto diversi proprio per il tipo di struttura.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
