La manifestazione
Allarme per linsabbiamento che fa scaricare detriti nel porto di Livorno
Scolmatore, sparita la foce
Cristiano Meoni
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Due immagini eloquenti dellinsabbiamento della foce dello Scolmatore Cresciuta un'isola di spiaggia, ormai è un rivolo
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PISA. La foce dello scolmatore praticamente non esiste più. Al suo posto c'è una spiaggia di almeno 150 metri per 30, formata da sabbie di mare e detriti portati dal canale. I benefici per il turismo - qualche camperista, appassionato di surf - sono irrilevanti, di contro rischia il porto di Livorno. Questa lingua di sabbia, di canne e di macchia, è il "tappo" che impedisce alle acque dello scolmatore di sfociare in mare. Le acque, poco prima del ponte del Calambrone, incontrano l'ostacolo e così imboccano la via di fuga che trovano sulla sinistra: il canale dei Navicelli che le conduce direttamente in Darsena Toscana. Sbocco in porto. Il porto di Livorno è diventato così la vera foce dello scolmatore, con la conseguenza che si sta velocemente insabbiando. Nella notte tra venerdì e sabato una portacontenitori neppure grande - solo 9 metri di pescaggio - è finita in "secca" mentre si stava avvicinando all'accosto 15/a della Tdt. Le misurazioni successive hanno confermato che il problema è serio: quando fu inaugurata la Darsena Toscana c'erano 13 metri di fondale, adesso davanti all'accosto 15/a e al suo dirimpettaio 14/a non ci sono più di otto metri e mezzo. «Un ormeggio è ormai perso, vediamo di non perderne altri» commenta il presidente di Tdt Enzo Raugei. Via la spiaggia. Ora le autorità livornersi si sono svegliate, visto che una spiaggia così non nasce dall'oggi al domani, e hanno deciso di intervenire per ripristinare la foce dello Scolmatore e scongiurare l'insabbiamento del porto. Ieri i tecnici dell'Autorità Portuale e quelli della Provincia di Pisa si sono incontrati per dare il via libera a un primo intervento: l'eliminazione della suddetta spiaggia di detriti, che ha ristretto la foce del canale a un budello di 8 metri di larghezza e di mezzo metro di profondità. Si può passare da una sponda all'altra, dal territorio di Pisa a quello di Livorno, a piedi senza neppure bagnarsi il costume. Poi il dragaggio. Terminata la stagione balneare, camion ed escavatori elimineranno la spiaggia e riporteranno l'acqua dove ora ci sono sabbia, rovi, canne. L'intenzione è di ripristinare un'ampiezza del canale di almeno 60 metri, ancorché con poche decine di centimetri di profondità, in modo da permettere l'intervento successivo, il dragaggio vero e proprio con una piccola draga che scaverà il fondale del canale fino a riportarlo a 2 metri e mezzo di profondità. Con 2 metri e mezzo di fondale e un canale di 50 metri di larghezza, forse l'acqua dello scolmatore tornerà a sboccare in mare e non nel porto. La foce armata. E comunque non sarà il dragaggio l'intervento risolutivo. Senza una modifica strutturale della foce tra qualche anno saremo punto e a capo. E' per questo che la Regione ha trovato 50 milioni di euro per costruire una "foce armata", cioè portare lo scolmatore fin dentro il mare dove il fondale è almeno di 4 metri e mezzo, in modo da permetterne sempre il deflusso. A quel punto, con il canale pulito e la foce in sicurezza, si potranno chiudere le "porte vinciane", la chiusa sul canale dei Navicelli che permette l'uscita in porto delle barche provenienti da Pisa. Barche nel fango. Per completare il programma serviranno almeno due anni. Nel frattempo ci si dovrà arrangiare. Le barchette che sono ormeggiate al Circolo Nautico il Ponte - proprio sotto il ponte del Calambrone - spesso si posano sul fango. «La situazione è molto peggiorata negli ultimi anni - spiega il presidente del circolo, Elio Domenici - In mezzo al canale non c'è più di 1 metro, al massimo un metro e mezzo, alla foce poi non se ne parla, se non conosci la "strada" non passi».
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