Attenzione
I commercianti contro le aperture no-stop
◗
Un cartello di apertura anche per il 1º maggioLa liberalizzazione subito bocciata dalle associazioni di categoria
3 MINUTI DI LETTURA
PISA. Matteo Renzi batte Enrico Rossi 1-0. Potrebbe essere questa la sintesi, scherzosa, per commentare l'articolo sulla liberalizzazione degli orari delle attività commerciali inserito in una delle tante pieghe della manovra finanziaria. Articolo con cui il governo estende la libertà di apertura degli esercizi commerciali e pubblici a tutto il territorio. Sarà così possibile, se i commercianti vorranno, fare acquisti anche la domenica, di sera, di notte e durante le feste comandate. La liberalizzazione, si ricorderà, aveva acceso una polemica proprio tra il sindaco di Firenze Matteo Renzi e il presidente della Regione Enrico Rossi. Il sindaco fiorentino aveva firmato una ordinanza per l'apertura dei negozi il 1º maggio, trovando però lo stop del presidente della Regione (che è l'organo preposto alla programmazione commerciale, sia per gli orari che per le aperture festive). Rossi, che non aveva gradito la posizione del collega di partito, replicò seccamente: «Ci sono feste che per il loro significato identitario è bene non toccare: queste feste sono Natale, Pasqua, il Primo Maggio e il 25 aprile». A chiudere la contesa a favore di Renzi, in attesa che la parola passi al Parlamento, è stato quindi il governo Berlusconi con questo articolo inserito nella manovra. Di «approssimazione politica» parla senza mezzi termini il direttore di Confcommercio Federico Pieragnoli: «Non trovo altre parole per definire questa proposta di liberalizzazione totale. Anzitutto è da dimostrare che più tempo di apertura coincide con più acquisti. E poi non si pensa alla qualità della vita degli imprenditori? E ai costi, in risorse umane, che dovranno accollarsi per coprire una più larga fascia oraria? Città turistiche come Pisa - conclude Pieragnoli - hanno già la possibilità dell'orario continuato e di un'apertura fino alle 22. Che senso avrebbe allargare l'orario anche per realtà in cui le presenze, specie la sera, sono scarse se non nulle?». Il provvedimento non piace affatto anche all'altra associazione di categoria. «Un regalo alla grande distribuzione - commenta in maniera perentoria il direttore di Confesercenti, Marco Sbrana - che potrà restare sempre aperta. E invece un piccolo negozio come farà a sostenere il peso (ed i costi) di un'apertura totale? Sarà il colpo definitivo per tante attività che stanno resistendo con le unghie a questa crisi. Proprio la programmazione regionale, con l'accordo sulle aperture festive e domenicali, garantiva un equilibrio tra grandi e piccoli». «Un equilibrio - prosegue - che adesso salta. Senza considerare che l'articolo sulla liberalizzazione è chiaramente estraneo rispetto ad una manovra economica. È, poi, ininfluente rispetto al turismo in quanto l'attuale regime che disciplina gli orari nei comuni turistici e nelle città d'arte è già largamente competitivo ed assicura ampia libertà di scelta a consumatori e imprese. Città in cui c'è realmente gente in giro fino a tardi hanno già la possibilità di sterzarsi gli orari ampliando l'offerta».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
