Il dolore
Appello con una lettera aperta firmata da sei preti noti anche per limpegno nel sociale fra cui il nipote di Romano Prodi
Rom, insorgono i sacerdoti: no allo sgombero
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Una roulotte nel campo nomadi vicino Colignola Chiesto un incontro alle istituzioni per trovare una soluzione. «I nomadi non sono un fastidio»
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SAN GIULIANO. Un gruppo di sacerdoti della diocesi di Pisa interviene sul caso dei nomadi che, dopo essere stati sgomberati da Cisanello, si sono accampati nei pressi di Colignola. I sacerdoti propongono agli amministratori locali l'apertura di un tavolo di confronto aperto all'associazionismo, al volontariato e alle comunità parrocchiali per valutare ipotesi di sistemazioni provvisorie, ma non precarie. Il gruppo di sacerdoti, intervenuto con una lettera aperta agli amministratori comunali e anche alla cittadinanza, è formato da don Luigi Gabbriellini, don Agostino Rota Martir, don Antonio Cecconi, don Vio Romeo, don Roberto Filippini e don Sergio Prodi, nipote dell'ex presidente del consiglio, Romano Prodi. «Non ritengo giusto - afferma don Sergio Prodi - vedere sgomberare famiglie con donne e bambini senza un'alternativa, non è rispettoso della dignità, tutti hanno diritto al cibo e a un tetto». Il gruppo avanza una proposta condivisa «senza voler per questo - si legge - esprimere il pensiero di tutta la Chiesa di Pisa». La lettera si apre con una premessa: «Ci rendiamo conto della complessità e delle varietà del fenomeno della mobilità umana che riguarda il mondo intero e in particolare l'Italia e tutta l'Europa, fenomeno ben più vasto dei nostri piccoli comuni, i quali peraltro già si sono attivati o si stanno attivando per le forme di "accoglienza diffusa" dei profughi africani scelta dalla regione Toscana». Il gruppo di sacerdoti afferma di non avere «soluzioni pre-confezionate», ma con quest'iniziativa vorrebbe offrire «un contributo che orienti tutti verso soluzioni basate sull'interazione e la collaborazione delle diversi componenti della società, a partire dalle amministrazioni comunali vicine per territorio». Ed ecco la riflessione che sta alla base della lettera molto vicina alla posizione di Africa Insieme così come la proposta avanzata. «Attuare uno sgombero - si legge - senza alcuna prospettiva, almeno per una parte dei soggetti che lo subiscono, significa semplicemente spostare il problema da un comune a un altro, perpetuando uno stato di emergenza per i rom e di allarmismo nel resto della popolazione, come è avvenuto nei giorni scorsi». «Ci rattrista - si legge ancora nella lettera - vedere che i diretti interessati, soprattutto perché "poveri", siano quasi sempre considerati una realtà fastidiosa da ignorare e/o da reprimere, e non persone con una loro dignità, soggetti di diritti oltre che di doveri, e comunque parti in causa che occorre in qualche modo ascoltare prima di prendere le decisioni che li riguardano; lo stesso deve valere per quei soggetti singoli e soprattutto associati che si impegnano in varie forme di accompagnamento e tutela». Quindi, i sei sacerdoti avanzano la proposta di un incontro come scritto all'inizio e, contestualmente, di accompagnare il confronto con una «seria e non allarmistica campagna d'informazione sulla presenza e le problematiche dei rom sul territorio pisano».
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