Il Tirreno

Pisa

«Senza ponti turismo a rischio»

Daniele Benvenuti
Turisti ammirano la Torre pendente in piazza del Duomo
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Turisti ammirano la Torre pendente in piazza del Duomo

Albergatori e commercianti contro la norma che sposta le festività laiche

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L'ennesimo colpo al turismo. Dopo la tassa di soggiorno, ecco la soppressione delle festività laiche con ponti annessi. Una perdita incredibile, a livello economico, per una città come Pisa che vive di turismo.

Imprenditori, associazioni di categoria e politici locali, commentano in termini negativi la norma inserita della manovra economica varata dal governo, per la cancellazione delle festività laiche (festa della Liberazione il 25 aprile, Primo Maggio e festa della Repubblica il 2 giugno) con lo spostamento alla domenica.

Un colpo di forbilce che nel 2012 salverebbe solo il 25 aprile che cade di domenica; la festa dei Lavoratori, invece, slitterebbe al 6 maggio e la festa della Repubblica al 3 giugno.

Tutto questo, secondo il ministro Tremonti, per un aumento dell'0,1% del prodotto interno lordo.  «Ma le ricadute negative sul territorio sono molto superiori ai reali vantaggi - tuona l'assessore provinciale al turismo Salvatore Sanzo -.

Nelle parole dello stesso ministro c'è tutta l'approssimazione di questo intervento, visto che lui stesso non sa esattamente calcolare l'apporto economico di questa soppressione.

Sicuramente - insiste Sanzo - gli operatori turistici pisani sanno cosa vuol dire in termini di mancate presenze. Una città come Pisa, ma in generale un territorio come quello provinciale, sono una meta ideale per un turismo di corto raggio specie in occasione dei ponti».

Per Sanzo, l'ennesimo colpo ad un settore sempre scarsamente considerato dal governo. «Siamo di fronte ad una ignoranza culturale della politica - conclude l'assessore provinciale -.

Perchè il turismo non si considera una risorsa».  Sulla stessa lunghezza d'onda il direttore di Confcommercio, Federico Pieragnoli. «Dopo la tassa di soggiorno, ecco una nuova tegola sul turismo.

Si colpisce un settore che nella nostra provincia ha lo stesso peso economico di quello manifatturiero. Tagliare un solo giorno per i nostri operatori turistici è una tragedia - insiste Pieragnoli -. Insomma si colpiscono ancora una volta gli imprenditori - conclude il direttore di Confcommercio -.

E si colpisce quella piccola economia che, invece, dovrebbe essere il punto di partenza per il rilancio del Paese. Senza considerare come i turisti portino ricadute positive a tutto il territorio in maniera trasversale.

Insomma la strada opposta da quella da intraprendere per dare nuovo ossigeno agli imprenditori».  E sulla norma del governo parere contrario anche di Assoturismo Confesercenti.  «Siamo coscienti del momento di difficoltà dell'economia italiana - spiega il presidente regionale Antonio Veronese -.

Ma con l'abolizione dei ponti primaverili si perderebbero 6 giorni di produttività, contro i 12 giorni per l'industria del turismo. Non stiamo parlando solo di albergatori, ma della ristorazione, del commercio e dell'agroalimentare. Insomma un grave danno all'economia nazionale ed a quella della nostra città.

Se poi a tutto questo aggiungiamo la tassa di soggiorno, il danno sarà doppio. In questo modo - dice ancora Veronese - si andranno a colpire i soliti settori; infatti nel cercare di rilanciare la produttività, si mette un pericoloso freno alle attività della filiera turistica.

Perché allora non pensare di rendere le vacanze degli italiani detraibili dal reddito? Sicuramente in questo modo il turismo porterebbe un importante contributo ai bilanci dello Stato. Danneggiati - conclude il presidente di Assoturismo Confesercenti - non solo gli albergatori, ma attività come ad esempio i pubblici esercizi.

E non solo quelli che, per le loro caratteristiche o la loro ubicazione, gravitano attorno a centri di attrazione turistica che giocoforza soffriranno certamente».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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