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Pisa

Scieri, chiesta la riapertura dell'indagine

A sinistra un’immagine di Emanuele Scieri; a destra un’iniziativa sul Ponte di Mezzo per chiedere giustizia sulla vicenda del giovane siciliano
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A sinistra un’immagine di Emanuele Scieri; a destra un’iniziativa sul Ponte di Mezzo per chiedere giustizia sulla vicenda del giovane siciliano

Una commissione parlamentare dovrà far luce sulla morte del parà

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 PISA. «Riapriamo il caso Scieri e affidiamo le indagini ad una commissione parlamentare con pieni poteri». La richiesta arriva da Siracusa, terra d'origine della famiglia del 25enne avvocato Emanuele Scieri, morto esattamente dodici anni fa (era la notte tra il 13 e il 14 agosto 1999) all'interno della caserma Gamerra, dove era appena giunto per svolgere il servizio di leva nel corpo dei paracadutisti della Folgore.  A firmare l'appello sono due intellettuali siciliani: il professor Elio Tocco e il giornalista Ermanno Adorno. Del varo di una commissione parlamentare ad hoc si era già parlato all'epoca, ma la proposta non passò l'esame della commissione difesa della Camera dei Deputati.  «Tanti perchè - dicono - sono rimasti senza una risposta». Il caso è passato attraverso quattro diversi procedimenti avviati dalla procura di Pisa, da quella militare di La Spezia e dal Tribunale civile di Catania.  Il padre del giovane siracusano, Corrado, è morto nello scorso giugno, a 70 anni, stroncato da una grave malattia, senza vedere appagata dopo lunghe battaglie la sua voglia di giustizia.  In tutti questi anni, assieme alla moglie Isabella Guarino, insegnante di lettere in pensione, ha partecipato a numerose iniziative per sollecitare l'accertamento di quelle che riteneva fossero precise responsabilità nella morte del figlio. Aveva anche pubblicato nel 2007, per Kaos edizioni, un libro nel quale ripercorreva tutta la vicenda. E' sepolto nel cimitero di Noto, dove si trova anche Emanuele.  Elio Tocco ed Ermanno Adorno hanno lanciato il loro appello principalmente ai parlamentari siracusani perchè sostengano la loro iniziativa. Ma la loro voce si amplia e chiedono «anche all'opinione pubblica di volere sostenere con tutte le forme che si riterranno possibili questa richiesta, al fine di ottenere quello che, in tutti questi anni, è stato richiesto, purtroppo fino ad oggi inutilmente: verità e giustizia».  In una loro lettera ricordano momenti di questa tragedia: «Agonizzò per un'intera nottata, quella del 13 agosto 1999. Rimase là per tre giorni sotto il caldo estivo e il corpo fu trovato quasi casualmente. Non sappiamo cos'abbiano fatto in quei giorni i tre o forse quattro eroici delinquenti che avevano aggredito Emanuele costringendolo a salire su una scala ripida in ferro, a forza di braccia, per poi schiacciarne le mani con tallonate, causandone la caduta e la conseguente lenta morte. Non sappiamo se furono informati i capi della caserma nei dettagli di quanto fosse avvenuto. E' certo che per tre giorni Emanuele non rispose all'appello e non fu attuata alcuna opera di ricerca capillare».  Alla fine, proseguono, «quello che è risultato chiaro è stato il fatto giudiziario che ha definito l'episodio "omicidio commesso da ignoti". In questi anni non è stato possibile a nessun livello processuale trovare alcuna motivazione, ammesso che un omicidio in caserma possa trovarne una. Niente può fare riaprire il "caso Scieri", se non un'improbabile denuncia nei confronti dei responsabili o un'autodenuncia da parte dei protagonisti ad oggi senza nome. Solo una commissione parlamentare con pieni poteri d'indagine potrebbe riaprire il caso».

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