Attenzione
Quattro milioni in meno al Comune
Francesco Loi
Ecco quanto costano la manovra e il federalismo fiscale
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PISA. Una perdita di oltre 4 milioni di euro. E' quanto ci rimette il Comune di Pisa tra il passaggio al federalismo fiscale e i tagli previsti dalla manovra 2010. Se i trasferimenti un anno fa erano stati di circa 31,5 milioni, in questo 2011 si arriva poco oltre i 27. Un saldo negativo che accomuna un po' tutti i sindaci d'Italia. Per fare qualche esempio: Roma perde 237 milioni, Napoli 138 e Milano 77. E ancora, venendo alla Toscana, Firenze 44, Livorno 7 e Lucca 3,5. Il confronto è stato pubblicato dal Viminale, mettendo a paragone le risorse ottenute dai Comuni nel 2010 come trasferimenti erariali e quelle contabilizzate quest'anno a titolo di compartecipazione Iva e fondo di riequilibrio secondo i meccanismi dettati dal federalismo fiscale. A quest'ultimo non devono essere attribuite tutte le responsabilità, visto che un ruolo determinante è svolto dal taglio di 1,5 miliardi previsto dalla manovra 2010. E non è tutto, dal momento che, da programma (che potrebbe anche essere modificato), un altro miliardo verrà sottratto nel 2012. Per i Comuni diventa sempre più difficile raggiungere un equilibrio nei propri conti. Anche se, come specifica una nota del ministero dell'Interno, le novità non devono essere subito riportate nei certificati di bilancio preventivo degli enti che hanno approvato i conti in base alle vecchie previsioni, prima che fossero note le assegnazioni dettate dalla nuova architettura federalista. La precisazione non cambia granchè la reazione dell'assessore comunale al bilancio Giovanni Viale: «La penalizzazione ulteriore per Pisa nel 2011 è di 600mila euro, con il totale che sfiora i 4,2 milioni. Altro che federalismo fiscale, il governo continua a togliere risorse agli enti locali. Avremo quindi un taglio ancora più grande rispetto ai 3,6 milioni che l'esecutivo nazionale ci aveva preventivato e che avevamo già messo a bilancio». La conseguenza, prosegue Viale, è «che diventa più difficile la gestione di servizi importanti per la collettività tra cui gli asili nido, i servizi sociali per anziani e soggetti deboli e la manutenzione ordinaria di strade e verde cittadino. Inoltre programmare le spese è sempre più complicato se ogni volta il governo cambia idea e rifà i conti». C'è chi sostiene che tutta questa manovra se non altro porterà chiarezza per molte amministrazioni che, nel vecchio sistema dei trasferimenti, vedevano sommarsi varie voci accumulatesi nel tempo. Il meccanismo infatti prevedeva fino al 2010 che gli enti locali ricevessero un assegno statale composto da varie tipologie di contributi, in base ad una serie, spesso disordinata, di provvedimenti assai differenti da caso a caso. La riforma federalista sostituisce i vecchi trasferimenti con "risorse proprie" alimentate per i primi tre anni da due voci: la compartecipazione all'Iva, basata sul gettito regionale e distribuita in proporzione agli abitanti; e il fondo sperimentale di riequilibrio alimentato dai tributi immobiliari devoluti ai Comuni. Il problema è che questo fondo sperimentale non pareggia tutti i vecchi trasferimenti, a causa soprattutto dell'ammontare dei tagli della manovra 2010, più alcuni aiuti extra che invece erano compresi nelle manovre degli anni precedenti.
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