Il Tirreno

Pisa

Incubo mosca olearia negli oliveti

Pierluigi Ara
Berti Lorenzi e, a destra, Nizzoli con Letizia Montanari
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Berti Lorenzi e, a destra, Nizzoli con Letizia Montanari

Piante sotto attacco e coltivatori pessimisti: è un disastro per la raccolta

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 SAN GIULIANO. Annata negativa per la raccolta delle olive. «Siamo ai minimi storici», rileva Michele Bonanni, presidente per molti anni della cooperativa Oleificio sociale dei monti pisani. «Erano diverse stagioni - sottolinea - che non si registrava una così bassa produzione. Si può parlare di quantità e qualità. Esistono cause e concause ultima in ordine di tempo la mosca olearia aggressiva e diffusa».  La pensano così anche olivicoltori, tecnici, addetti ai lavori. «Già la fioritura a primavera - rimarca ancora Bonanni - presentò diversi problemi. L'andamento meteo non è stato troppo favorevole, le alterne situazioni climatiche non hanno aiutato. Adesso il flagello della mosca olearia».  Franco Del Moro allarga le braccia: «A Montemagno è rimasto poco o niente sugli alberi. Di questo passo rischiamo di non andare neppure alla frangitura in alcune località».  Analogo giudizio e ripetuti gridi di allarme a Vecchiano, San Giuliano e a Calci. Claudio Celandroni, attivo olivicoltore dell'azienda di Fabrizio Berti Lorenzi in Val di Vico commenta: «Un mezzo disastro. Tanti sacrifici e ora il rischio concreto di vedere quasi tutto vanificato». Specie a Tre Colli e a Castelmaggiore era scattato due mesi fa il pericolo "verticilliosi" con il batterio che ha provocato la seccatura di rami e piante giovani. Ora l'attacco della mosca olearia, il peggior nemico. Lo conferma il monitoraggio che i comuni del lungomonte hanno attuato prendendo in esame campioni di olive che i produttori fanno pervenire agli agronomi incaricati. Ogni settimana viene redatto un bollettino dove è riportata l'entità dell'infestazione. Quando viene superata la soglia economica d'intervento, che scatta dopo il 10% di presenza di uova e di larve nei frutti, l'olivicoltore tradizionale tratta ricorrendo a prodotti chimici insetticidi, sicuramente dannosi per l'ambiente e la salute dell'operatore, ma efficaci contro la mosca per la durata di quattro settimane.  I problemi più grossi li hanno gli operatori biologici che normalmente si difendono irrorando sulle olive prodotti come il caolino o il rame, consentiti nell'agricoltura naturale ma dilavabili in caso di pioggia. «Il sistema delle trappole con esca alimentare e sessuale - spiega Tiziano Nizzoli, dell'azienda agricola biologica ad indicazione geografica protetta Igp "L'Oro del Colonnello" di San Giuliano che per diverso tempo ha avuto come collaboratrice Letizia Montanari - funziona solo se messo in atto su vaste superfici. Nei monti pisani l'olivicultura è fortemente parcellizzata e la cattura massale prevederebbe sinergie tra produttori non sempre realizzabili per vari motivi, non ultimo quello dei costi. In un'annata di "scarica" come questa - dice ancora Nizzoli - questa estate anomala non aiuta: infatti è mancato fino ad ora il grande caldo continuato, che avrebbe determinato la completa inattività della mosca olearia e, per periodi prolungati, avrebbe provocato una forte mortalità uovo-larvale».  Conclude Nizzoli, considerato un grande esperto del settore: «Gli acquazzoni ricorrenti ci costringono a reiterati e costosi trattamenti poiché nel biologico tutti i prodotti usati sono dilavabili e anche le trappole perdono di efficacia con la pioggia. Vediamo in questo agosto che cosa succederà. La speranza è di salvare il salvabile».

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di Redazione Pisa