Il Tirreno

Pisa

Tra i venditori stranieri del litorale ci sono un ex orologiaio e un aspirante ingegnere

Crisi anche per i vu' cumprà

Lucia Maffei
Crisi anche per i vu' cumprà

Fatima lavora in spiaggia e porta con sé la figlia di sei mesi

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 TIRRENIA. Forse dopo aver letto le loro storie non li chiamerete più "vu' cumprà". Perché dietro una, due, mille voci che fanno capolino in una giornata al mare come tante ci sono storie di studio, lavoro e fatica. Ma anche di speranza per sé e i propri figli.  La maestra di Dakar. Vicino alla battigia si aggira lentamente Fatima, 29 anni. Viene da Dakar (Senegal) e si porta dietro due fagotti, uno sulla testa e uno sulla schiena. Il primo contiene gioielli del suo Paese, coloratissimi, di legno o metallici. Nell'altro dorme Marta, la terza figlia, nata a febbraio. «Al mio Paese facevo la maestra - racconta -. Mi piaceva il mio lavoro, insegnavo francese ai bambini». E poi cos'è successo? «La scuola ha chiuso, e io sono rimasta senza lavoro. Ne ho cercati altri ma non li ho trovati. Così sono venuta in Italia con i miei figli Madi e Rasul, e qui ho partorito la mia bambina». Il marito, racconta, è rimasto a Dakar.  All'idea di lavorare in un negozio o in un bar, Fatima s'illumina: «Sarebbe meraviglioso».  L'ex orologiaio. Tra i venditori che incontriamo a Tirrenia c'è anche Marco che viene dall'India. Porta con sé una valigetta piena di anelli e vistosi bracciali di bigiotteria. Uno di questi costa 15 euro, è fatto di due file di rombi bianchi, ma il fermaglio è rotto. «No problem», dice Marco. Estrae un astuccio nero dalla tasca. Contiene una decina di minuscoli cacciavite, pinzette sottili e un sacchetto di plastica pieno di fermagli nuovi. «A casa riparavo orologi - rivela - Qui invece riparo gioielli». Marco è in Italia da dieci anni. Ha provato a fare l'orologiaio anche qui? «Sì, ma non c'è lavoro».  Così si è riciclato ambulante a tempo pieno, d'estate e d'inverno, per mantenere la moglie e i tre figli piccoli. «Ma è dura. Gli affari vanno male, nessuno compra niente». Racconta così i suoi magri guadagni: «Dopo una giornata sotto il sole, se va bene, ho venduto un anellino da tre euro. Il sabato e la domenica si vendono le collane, ma non più di una o due e sempre le più semplici».  L'aspirante ingegnere. Samba, 19 anni, senegalese. Si porta dietro il classico armamentario di braccialetti, occhiali, bandane e lacci per capelli, e fin qui niente di insolito: sembra il tipico "vu' cumprà" da spiaggia. Ma la sua storia lascia a bocca a aperta. «Sono nato a Touba, una città nel centro del Senegal, e mi è sempre piaciuto leggere - racconta in buon italiano -. Quando avevo 16 anni ho incontrato un professore che ha cominciato a spiegarmi la matematica, la teoria della probabilità. Diceva che capivo, che potevo studiare e mi avrebbe aiutato».  Purtroppo le cose sono andate diversamente: «Un anno fa sono dovuto venire in Italia per lavorare e mantenere i miei fratelli. Il professore? Un giorno ho bussato alla sua porta e non mi ha risposto. Non l'ho più visto, e non so più niente di lui».  Samba adesso vive a Livorno e da giugno si alza tutte le mattine alle 6.30 per prendere l'autobus per Tirrenia e vendere la sua merce. Nonostante tutto non ha rinunciato ai suoi sogni: «Mi piacerebbe lavorare in una ditta, una grande industria, e diventare un... Come si dice in italiano? Ingénieur». Ingegnere.

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