La protesta
E in banca l'inflazione si mangia i depositi
◗
Si contano i soldi ad uno sportello bancario Il conto corrente resta comunque tra le soluzioni preferite
3 MINUTI DI LETTURA
PISA. Se i debiti crescono, se la voglia di un certo tenore di vita resiste, da qualche parte i segnali di sofferenza economica devono arrivare. Ecco così che la Toscana è una delle nove regioni italiane nelle quali i depositi bancari delle famiglie aumentano, ma non quanto l'inflazione. Ed ecco che proprio Pisa è una delle 65 province italiane con il segno meno, sulle 99 complessive che fanno parte dello studio del Centro Sintesi (su dati della Banca d'Italia) pubblicato dal Sole 24 Ore. Il quadro che emerge è quello di un Paese a due facce per quanto riguarda la protezione del risparmio. Conti correnti e conti deposito si confermano il rifugio preferito dagli italiani. Ma non in tutto lo Stivale, anzi, si è riusciti a mantenersi ai livelli di qualche anno fa. Lo studio ha infatti messo a paragone l'ammontare medio delle famiglie di ogni provincia nel 2007 e quello registrato al maggio scorso. Ci sono realtà che hanno avuto performance notevoli, come Rimini, L'Aquila e Biella, che guidano la classifica nazionale con incrementi percentuali a due cifre. Mentre le famiglie pisane, al quarantaduesimo posto su scala nazionale, quindi a metà graduatoria, vedono davanti alle loro somme il segno meno. Va detto che è un segno meno contenuto, la variazione è negativa dell'1,5%. Poco rispetto, per esempio, ad Arezzo che, con il suo -11,1%; è in terzultima posizione nazionale. Le famiglie pisane quindi hanno sentito il morso della crisi e questi numeri lo ribadiscono. La difesa del proprio gruzzolo c'è stata, la perdita è stata tutto sommato limitata. E comunque non traggano in inganno i numeri della tabella, che vedono il deposito medio passare dai 22.194 euro del 2007 ai 23.377 euro del maggio 2011. L'incremento, pari a 1.183 euro, è limato così fortemente dall'inflazione da essere stato del tutto annullato. Che la "formichina" pisana si sia data da dare, pur in un contesto che anno dopo anno si è fatto sempre più difficile, lo dimostra il confronto regionale. Nessun'altra famiglia toscana ha saputo fare meglio. Quella fiorentina ci è andata vicino (-1,8%). Valori invece più accentuati sia per i livornesi (-4%), sia per i lucchesi (-6,5%). Ma i pisani rispetto al resto d'Italia? L'ammontare dei depositi è sostanzialmente in linea, con una differenza di pochissime decine di euro. E' però sulla variazione percentuale che il diverso passo si avverte in tutta la sua evidenza: è infatti del più 0,6% il dato nazionale. Questo significa anche che, nel complesso, le scelte degli italiani sono prudenti. Le famiglie investono in titoli pubblici e, più che negli altri Paesi, nei depositi bancari. L'aumento nazionale di 1.500 euro a nucleo rivela la tendenza a mettere da parte in tempi di crisi, nella speranza che la tempesta finalmente passi. Il punto però è sempre il solito: l'incedere dell'inflazione che ha "mangiato" quote notevoli di accantonamenti, considerato che la crescita dei prezzi è stata del 6,8 per cento. Perciò, in termini netti, il deposito bancario medio della famiglia italiana è aumentato solo dello 0,6%. E ora arriva la manovra del governo a toccare conti correnti e dossier titoli.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
