Attenzione
«Felici di tuffarci per difendere le spiagge»
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Bagnanti in spiaggia in attesa del maxi tuffo contro la direttiva dell’UeMa qualcuno prende le distanze: mai più concessioni a vita e a prezzi stracciati
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TIRRENIA. Il tuffo dei 100mila contro l'asta delle spiagge da ieri è già storia. Una folla di gente si è gettata in acqua al passaggio dell'aereo partito da Carrara. Molti bagnanti che ieri mattina erano sull'arenile per trascorrere il fine-settimana al mare e, in attesa del tuffo, hanno condiviso l'iniziativa, anche se non è mancata qualche critica su alcuni aspetti legati alle concessioni. Ecco qualche parere raccolto prima dell'ora X. Roberta Moruzzo, cliente del bagno Perla, è favorevole. «Sono d'accordo perché non credo si debba perdere il nostro litorale - dice la bagnante, di origine ligure, ma residente a Pisa da 25 anni -. Perché è questo che succederebbe con la vendita all'asta degli stabilimenti. Arriverebbero le grandi lobby e chi ha investito in questi bagni si ritroverebbe con un nulla di fatto. Già adesso gli investimenti per le riqualificazioni si sono bloccati per la paura di perdere tutto. Noto anche che questo evento è stato pubblicizzato alla grande. Sono state affisse locandine, distribuiti volantini per diversi giorni, anche questa mattina, per informare coloro che vengono al mare solo il fine-settimana». Che la comunicazione in linea di massima abbia funzionato lo si capisce dal fatto che anche dei ragazzini hanno saputo rispondere alle nostre domande senza bisogno di spiegare loro niente. «Noi parteciperemo al tuffo perché la riteniamo una cosa importante - dice Barbara, 15 anni, insieme a Francesco e Samuele, entrambi tredicenni -. Lo sappiamo da diversi giorni. Abbiamo letto le locandine e abbiamo capito di che cosa si trattava da quello che c'era scritto. Quindi noi non ci tuffiamo solo perché è anche una festa, ma perché sappiamo il motivo per cui quest'iniziativa viene fatta». «Forse in passato i costi delle concessioni erano troppo bassi - sostiene il pisano Andrea Galletti -, ma metterle all'asta significa mandare sul lastrico molte famiglie. È già qualche giorno che so del tuffo e la ritengo comunque una buona iniziativa». Un'altra voce a favore dell'iniziativa si leva da Giuseppe Battini. «Con la mia famiglia veniamo al mare qui da 26 anni partendo da Firenze - spiega -. Ci siamo sempre trovati bene e mi tufferò per salvaguardare gli stabilimenti balneari così come sono. Non vedo il motivo per venderli all'asta. Siamo solidali con i concessionari». Ma qualche voce fuori dal coro c'è, e potremmo definirla solidale a metà. Infatti, alcuni ritengono che qualcosa comunque andrebbe cambiata. «Per quanto riguarda le concessioni, non sono d'accordo quando si dice che chi ce l'ha la può tenere sempre - afferma Marc Saylon -. Ci deve essere un tempo massimo, dopo di che andrebbe valutato come è stato gestito lo stabilimento. Se il titolare della concessione lo ha gestito bene, si potrebbe riparlare del rinnovom che non ritengo un diritto inalienabile. Non a caso si chiamano concessioni». «Io insieme ai miei amici ci tufferemo - dice Giovanni De Marinis -. Questo è un problema nazionale e credo che i privati abbiano in questo settore un ruolo importante: mantenere bene la costa. Ma devono pagare le concessioni per il loro valore effettivo e non come è accaduto in Lazio, dove sono state date concessioni per 100 anni a costi stracciati». Sul prezzo giusto delle concessioni ribatte anche un altro bagnante. Infatti, Federico Lenzi pensa che chi guadagna 500mila euro in una stagione non è giusto che paghi solo 20mila euro annue di concessione. «Io sono contraria alla vendita all'asta perché credo che in questo modo - afferma Mary Adriagna - tutto verrà comprato da stranieri e noi italiani dovremo andare al mare in Tunisia. E comunque sono favorevole alle spiagge libere gestite dal Comune». Donatella Lascar ALTRI SERVIZI alle pag. 2 e 3
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