La manifestazione
Lassessore Pagnin: unurgenza affrontata con il modello toscano, piccoli gruppi in più comuni
Accolti duecento profughi in provincia
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Alcuni migranti accolto in un immobile in via della Bigattiera In questi giorni ne sono arrivati altri quindici dal Corno d'Africa
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PISA. La Provincia è in prima linea nella risposta all'emergenza umanitaria iniziata a primavera. Con l'arrivo, questa settimana, di altri 15 profughi dal Corno d'Africa si è superata la quota di 200 persone accolte dai primi di aprile, quando si sono registrati gli ingressi iniziali, di ragazzi tunisini; e dall'attivazione dei primi quattro grandi centri di accoglienza (San Piero e San Rossore a Pisa; Santa Croce e Montopoli) si è passati a una messa in pratica via via più intensiva della formula dell'ospitalità diffusa, ossia piccoli gruppi di rifugiati in ogni comune, in genere in relazione al numero di abitanti: un sistema assunto ufficialmente come "modello toscano", con l'accordo tra Regione, Province e Anci del 31 maggio, che delinea le funzioni di ciascun livello amministrativo. «Nel Pisano - spiega l'assessore provinciale Silvia Pagnin - il modello ha coinvolto ad oggi ben 15 comuni distribuiti più o meno omogeneamente sull'intero territorio, con esperienze che vanno dal piccolo nucleo familiare nigeriano accolto a Montecatini Valdicecina fino ai 20 ragazzi di vari Paesi dell'Africa subsahariana alloggiati insieme a Santa Croce, passando per le altre esperienze in diverse località della Valdera e poi a Volterra, Pomarance, Vicopisano e San Giuliano. Attività tutte coordinate dalla Provincia attraverso l'istituzione Centro Nord-Sud, i cui operatori sono incessantemente al lavoro dal 5 aprile con un impegno che, oltre al ruolo fondamentale di rapporto diretto con la Regione e ai compiti di organizzazione delle presenze sul territorio, vede anche un collaboratore fisso messo a disposizione di Comuni e organismi di volontariato».
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