Il Tirreno

Pisa

Dal cinema ai nuovi media: ricerca sulle ultime frontiere del porno

Carlo Venturini
La copertina del libro
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La copertina del libro

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 PISA. A ognuno il suo porno. È uscito per le edizioni Mimesis il libro dal titolo "Il Porno espanso. Dal cinema ai nuovi media". Il volume di 500 pagine è stato scritto da tre ricercatori universitari Enrico Biasin e Federico Zecca dell'ateneo di Udine e da Giovanna Maina, pisana e dottoranda in storia delle arti visive e dello spettacolo presso la nostra università.  Il libro, che il 9 agosto sarà presentato al Festival del Cinema a Locarno, è la "summa", lo stato dell'arte del porno nel terzo millennio; quello cioè realizzato al tempo del web 2.0, dei social network, degli smartphone, del porno digitale fatto con telecamerine o webcam da 5 euro. Ma il volume è anche un libro sul porno come appartenenza a una subcultura quale quella del punk, del gotik, della tecno, del rockabilly «perché noi siamo anche il porno che vediamo o facciamo», sentenzia Maina.  Perché il titolo Porno espanso?  «La ragione forse più importante - risponde Giovanna Maina - è legata al ruolo fondamentale che le nuove tecnologie hanno nella diffusione capillare del porno che dunque diventa espanso, nel senso che mai come ai nostri giorni è stato possibile vedere, produrre, distribuire materiali hardcore, anzi direi che oggi è quasi difficile non avere a che fare quotidianamente col porno; basti pensare a tutto lo spam a contenuto pornografico che arriva quotidianamente nelle email».  Il porno amatoriale con il web ha successo.  «La questione dell'amatoriale è più sfaccettata di come si potrebbe pensare. Innanzitutto perché risulta molto difficile capire quali siano quelli realmente amatoriali. Considerate poi che esistono anche delle forme intermedie, dette pro-am, che definisco scherzosamente "artigianali", cioè persone singole o coppie che, pur senza essere attori, hanno il loro sito web "a gestione familiare" dove mostrano la loro vita sessuale, e con i soldi che la gente paga per vederli, riescono a mantenersi. Il porno è di fatto entrato in quelle che vengono comunemente chiamate pratiche di "cultura partecipativa", cioè un nuovo modo da parte dei fruitori di approcciarsi ai prodotti mediali, trasformandosi da semplici spettatori in veri e propri "prosumer", cioè consumatori e produttori insieme».  Tra le tante sfaccettature delle varie pornografie, qual è quella che appare dominate nel web?  «La forma ormai dominante sulla rete è quella del "gonzo" dove il sesso è trasformato in uno "sport estremo". Nel gonzo, l'attore gira la scena solitamente in soggettiva, tenendo in mano la videocamera, di lui si vedono solo alcune parti e le immagini sono tese alla massima visibilità delle pratiche sessuali, quasi in una rappresentazione documentaria dell'atto sessuale. Eppure da questa forma (in apparenza così rozza) si possono trarre delle suggestioni importantissime sulla considerazione del corpo e del piacere nell'universo immaginario in cui viviamo».  Punk, techno, gothic porno, identità e appartenza passano dal sesso "in stile appropriato"?  «Il rapporto tra pornografia e subculture è secondo me uno degli aspetti più interessanti dell'espansione del porno, e rientra perfettamente nei temi cui accennavo in precedenza. La questione delle subculture musicali punk, gothic, rockabilly che si creano il loro porno ad hoc è un'altra cosa ancora, perché nelle migliori espressioni del porno subculturale si compie anche una riflessione più profonda sulla sessualità come parte di un'espressione identitaria a 360º, dove si afferma che noi siamo anche il sesso che facciamo, oltre che la musica che ascoltiamo, i libri che leggiamo secondo una nuova etica dell'a ciascuno il suo porno».

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