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Pisa

Torre fallica, cinque multe da 500 euro

Torre fallica, cinque multe da 500 euro

Blitz della polizia municipale e dalle bancarelle spariscono le mutande dello scandalo

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 PISA. Cinque multe da cinquecento euro ad altrettanti bancarellai di piazza dei Miracoli (un italiano e quattro stranieri) che esponevano prodotti - boxer e grembiuli da cucina - con la Torre sottoforma di simbolo fallico.  Non si è fatta attendere la reazione del Comune al caso sollevato dalla Curia in esclusiva sul nostro giornale domenica («quei souvenir sono un'offesa alla città»), una vicenda che ha suscitato anche l'irritazione del sindaco. Ieri pomeriggio la polizia municipale ha controllato a tappeto le bancarelle della zona del Duomo, sanzionando alla fine cinque operatori per aver posto in vendita «merci offensive del pubblico decoro» come previsto dai regolamenti comunali per il commercio.  Le merci non sono state sequestrate perché il provvedimento è previsto soltanto in caso di recidiva, ossia se gli stessi bancarellai venissero nuovamente trovati a mettere in vendita la stessa merce ad un secondo controllo. Dopo il blitz dei vigili urbani, ovviamente, i prodotti sono spariti dalle bancarelle.  Ma la sanzione potrebbe essere impugnata dagli stessi bancarellai, in quanto l'articolo a cui fa riferimento il verbale fa parte di un regolamento del commercio che, secondo la Confesercenti, non è mai stato applicato perché manca il confronto con le associazioni di categoria e i consumatori.  «Siamo d'accordo - spiega il vicedirettore Giulio Garzella - nel definire di cattivo gusto quegli oggetti. Ma non possiamo negare che proprio gli operatori ambulanti hanno richiesto da tempo un incontro per definire le regole. Regole in assenza delle quali tutti gli oggetti possono essere venduti rendendo forse facilmente impugnabili le multe».  Per Confesercenti il problema è proprio il regolamento del commercio per il mercato in piazza del Duomo. «Un regolamento - insiste Garzella - che non è applicato per la mancanza del via libera ottenuto dal confronto con le associazioni di categoria e dei comsumatori, come espressamente riportato nel regolamento stesso. Ci auguriamo che questi episodi spingano il Comune a convocarci per ridiscutere, finalmente, il piano commerciale del Duomo. Intanto giovedì abbiamo convocato una assemblea degli operatori presso il nostro auditorium in via Mascagni».  Per Confcommercio, invece, il rischio di una vicenda del genere è quello di un danno di immagine alla città. «Non ci sembra utile drammatizzare all'eccesso - spiega il direttore Federico Pieragnoli - e inasprire oltre misura, anche mediaticamente, la presunta gravità di una vicenda che riveste senza dubbio i contorni del cattivo gusto, ma che nell'insieme costituisce qualcosa i cui effetti sono comunque risibili e minimali. Questa specifica e goliardica tipologia di souvenir non è una esclusiva di piazza del Duomo, ma è largamente diffusa presso tutte le principali località e attrazioni storico-turistiche d'Italia e del mondo».  Nessuna giustificazione da parte di Confcommercio, però. Conclude Pieragnoli: «Non intendiamo giustificare alcunché e comprendiamo le ragioni di chi si indigna. Ma l'enfasi e il disgusto con cui vengono denunciati questi episodi rischiano di risultare eccessivi e di procurare un reale danno di immagine alla città. L'indignazione è un sentimento importante, che riserverei a questioni di altra natura e gravità che affliggono Pisa». Daniele Benvenuti ALTRO SERVIZIO A PAGINA 10

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