Il Tirreno

Pisa

«Souvenir offensivi, li vieteremo»

Boxer con l’immagine della Torre a mo’ di fallo
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Boxer con l’immagine della Torre a mo’ di fallo

Il sindaco: la Torre fallica sui boxer è una sconcezza che deve finire

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 PISA. Giro di vite sulle mutande con la Torre pendente. Dopo la denuncia della Curia e degli Amici dei Musei, il souvenir goliardico con il campanile del Duomo a mo' di fallo scatena l'irritazione del sindaco di Pisa Marco Filippeschi, che annuncia un intervento per bloccare la vendita. «Siamo già intervenuti in passato - dichiara il primo cittadino - per vietare la vendita di oggetti che mancano di rispetto a luoghi storici e torneremo a farlo nei prossimi giorni».  Il riferimento è all'articolo pubblicato ieri dal "Tirreno" con le condanne di monsignor Enzo Lucchesini, vicario della diocesi, e di monsignor Aldo Armani, rettore della chiesa di Santo Stefano, che definivano i souvenir in vendita in quasi tutte le bancarelle della zona del Duomo «offesivi per la città» e «un'ostentazione di volgarità».  Gli strali della Curia vanno a colpire l'uso improprio del soggetto: la Torre, oltre che monumento famoso nel mondo, è anche il campanile del Duomo e come tale va rispettato. La sua riproduzione in chiara allusione erotica sui boxer in vendita a pochi euro non è piaciuta neanche a Filippeschi: «Non c'è dubbio che la vendita di indumenti e altre merci che utilizzano la Torre come simbolo fallico, per quanto non sia certo l'unico problema che riguarda la Piazza dei Miracoli, sia una sconcezza che deve finire. Ci sono regolamenti comunali che stabiliscono in modo chiaro quali merci possono essere vendute e quali no. Coloro che non li rispetteranno saranno sanzionati, come già accaduto in passato».  Ieri mattina Filippeschi è intervenuto sull'argomento anche su Facebook, definendo le mutande con la Torre-fallo "una schifezza" e alimentando una lunga discussione.  Al coro delle condanne si aggiunge Gianluca De Felice, segretario dell'Opera della Primaziale Pisana, l'ente proprietario della Piazza del Duomo: «La questione è molto semplice. Oltre che uno dei monumenti più belli del mondo, la Torre è anche un luogo sacro ed è pertanto inaccettabile che venga degradato in questo modo. Non voglio entrare in polemica con i venditori delle bancarelle, ma chiunque non rispetti la Torre deve essere condannato».  Una minoranza di venditori concorda con il sindaco e la Curia, al di là del gradimento dei turisti e dei possibili guadagni. «Sono cose da vendere nei sexy-shop, non in una piazza cattolica», tuona Athos Pastechi, che da anni ha una bancarella in Piazza dell'Arcivescovado. «È da 26 anni che mando avanti l'attività e non ho mai venduto un oggetto del genere. Non dimentichiamo che sulla piazza passano bambini e prelati, ma in generale vedere la Torre ridotta a simbolo fallico è estremamente sgradevole». Pastechi approva l'intervento del sindaco: «Serve un'ordinanza per porre fine a questa schifezza». Sulla stessa linea è Giuseppe Lupi, venditore dal 2001: «Non ho mai trattato le mutande con la Torre. Perché? Sono volgari. Punto e basta». Lucia Maffei ALTRO SERVIZIO A PAGINA 8

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