Attenzione
Adotta una famigliola di cinghiali
Pierluigi Ara
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Il pasticciere Simone Geppini con la femmina di cinghiale Singolare storia di un pasticcere che ha pure salvato un cucciolo
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MONTE SERRA. Sono diversi i cinghiali che dal bosco si avvicinano alle case e qualcuno gli dà da mangiare. Ma questa storia ha dell'incredibile: una femmina di cinghiale e i suoi due cucciolotti hanno trovato prima sussistenza in alcuni abitanti e poi riposto piena fiducia in uno di loro, il pasticciere Simone Geppini. Al punto che la femmina è andata a "bussare" alla porta dell'uomo per chiedergli aiuto perché uno dei suoi cuccioli era intrappolato nel bosco sotto un grosso ramo. Mamma Luigia è il nome dato alla cinghialessa, mentre Gigia e Gigio sono gli scapestrati cuccioli. Ed ecco il racconto. «Ho sentito dei colpi alla porta di casa e poi dei grugniti - afferma Simone Geppini -. Ho aperto e mi sono trovato davanti a mamma Luigia che continuava a grugnire facendo qualche passo in direzione della macchia. Si è fatta seguire nel bosco fino al punto in cui Gigia era rimasta prigioniera sotto il tronco d'un albero. Così ho restituito la libertà alla cinghialina». Mamma Luigia e i due cuccioli sono stati adottati da alcuni abitanti che vivono sulla strada provinciale che sale da Calci sul Serra e anche dai residenti dell'altro versante, che sale da Buti. A guidare la crociata dei buoni sentimenti è proprio Simone Geppini, il quale è riuscito a stabilire uno spciale rapporto di fiducia con la cinghialessa e i figlioletti portando dolci. Racconta: «Faccio il pasticciere e la cosa mi risultata facile. Non ho avuto e non ho problemi nel procurarmi la materia prima. Luigia, Gigia e Gigio si dimostrano buongustai e voraci, soprattutto molto affettuosi: accettano le coccole facendosi accarezzare. L'altro pomeriggio quando sono arrivato a casa, i tre cinghiali sono usciti dalla macchia di corsa e si sono avvicinati. Conoscono ormai il rumore dell'auto». Letizia Montanari si è attivata procurando sacchi di granturco. «Però Luigia e la prole - confida - ora non gradiscono il mais. Preferiscono alimentarsi d'altro, con spiccata predilezione per la frutta e la verdura. Luigia e Gigia mostrano maggiore avvedutezza, Gigio appare più scapestrato e non di rado si allontana troppo, non vorrei che finisse male...». La dottoressa Irene Di Vittorio, interpellata anche in qualità di esperta biologa, dispensa buoni consigli e fornisce validi suggerimenti. Michele Bonanni, ex presidente del frantoio sociale di Caprona, ha qualcosa da dire: «Anni fa ho allevato cinghiali nell'alta Valgraziosa. Mi sono convinto che questi animali hanno un buon carattere. Sono altruisti, senz'altro migliori dei maiali, per fare un paragone». Si è svolta una riunione fra i residenti per decidere quale comportamento tenere verso Luigia, Gigia e Gigio: chiuderli, per tutelarli meglio, dentro un recinto oppure no? È stato deciso di continuare a lasciarli liberi. Con la speranza che possa continuare la bella favola dei nostri giorni.
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